Castelli del Ducato, tra dame e cavalieri


di Valentina Cariani

In terra emiliano-romagnola ci sono luoghi pieni di fascino che emanano profumo di magia e storia. Posti dove, se si chiudono gli occhi, è ancora possibile vedere cavalieri, principesse, re e regine di epoche ormai lontane. Questo succede nel Ducato di Parma e Piacenza, stato preunitario dal 1545 al 1859 e governato dapprima dalla dinastia dei Farnese e poi da quella dei Borbone-Parma.
Sono oltre 500 mila i visitatori che ogni anno approdano in queste zone, famose per la loro bellezza e per le loro 25 tra rocche, castelli, fortezze e residenze. Si tratta di importanti costruzioni, di carattere nazionale, che contraddistinguono la storia d’Italia.
Creato da Papa Paolo III a favore del proprio figlio Farnese, il Ducato di Parma e Piacenza rimase possesso della famiglia per due entità amministrative autonome.
Entriamo nel vivo e nel dettaglio di queste imponenti costruzioni.
Quattordici si trovano in provincia di Parma: Fortezza di Bardi, Reggia di Colorno, Castello di Compiano, Rocca Sanvitale di Fontanellato, Castello di Torrechiara, Castello di Montechiarugolo, Antica Corte Pallavicina, Castello di Roccabianca, Rocca di Sala Baganza, Rocca dei Rossi di San Secondo, Rocca Meli Lupi di Soragna, Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino, Castello di Tabiano, Castello di Varano De’ Melegari. Undici si trovano in provincia di Piacenza: Rocca e Castello di Agazzano, Castello Malaspina dal Verme di Bobbio, Rocca Viscontea di Castell’Arquato, Castello di Gropparello, Rocca d’Olgisio, Castello di Paderna, Castello di San Pietro in Cerro, Castello di Sarmato, Palazzo Farnese, Cittadella Viscontea, Castello di Rivalta, Mastio e Borgo di Vigoleno.
Scopriamo insieme alcuni, tra i più belli e suggestivi, partendo dalla provincia di Parma.

Rocca di Sala Baganza
Di proprietà, per oltre 350 anni, dei Sanvitale poi dei Farnese e infine dei Borbone, la Rocca si trova sulle prime colline dell’Appennino, nei pressi del torrente di Sala Baganza e domina la piazza del paese. Le sue sale sono culla delle opere del ‘500 di Cesare Baglione, Bernardino Campi ed Orazio Sarnacchini. Inoltre è visitabile la mostra permanente di scultura di Ugolotti.
Obbligo è citare la Sala dell’Apoteosi, sopravvissuta alla demolizione dell’Ottocento. Si presuppone che il complesso decorativo venne iniziato nel 1726 da Sebastiano Galeotti, importante pittore settecentesco, e terminato un anno dopo. La raffigurazione riprodotta sulla volta vuole rappresentare la “Virtus Farnesiana”.
Nelle cantine e nella ex ghiacciaia, invece, è stato allestito il Museo del Vino, strutturato in sette sale. Ai piedi della Rocca potrete visitare il “Giardino del Melograno”, che si estende per tre ettari con piante e alberi da frutto.

Varano de’ Melegari
Il Castello Pallavicino di Varano De’ Melegari si trova in posizione strategica, su uno scoglio di arenaria. Nel 1828 subentrò la famiglia Grossardi e nel 1900 si insediò la famiglia Levacher, fino al 1965, anno in cui fu acquistato dalla famiglia Tanzi di Collecchio. Da visitare sono: la Corte Interna, le stanze al Piano Nobile, il Salone e lo Scalone d’Onore, le torri, la prigione di Bentivoglio e le cucine del castello.
Una delle leggende narra che, come ringraziamento dell’ospitalità ricevuta, Annibale fece dono agli abitanti dell’antica Varano di un Melograno. I semi vennero piantati nei boschi che circondavano il paese e diedero vita ad una pianta. Quando i Romani sconfissero Annibale, vollero cancellare ogni sua traccia e cercarono anche la pianta che, però, fu rinvenuta solo secoli più tardi da una fanciulla. Se passate nei boschi vicini al Castello, ascoltate attentamente e se il vostro animo sarà buono e generoso potrete udire i sussurri del popolo delle foglie. Oltre ad essere, come vuole la leggenda, un luogo infestato dal fantasma della giovane Beatrice Pallavicino, il castello costudisce gelosamente anche un tesoro; un enorme vitello fatto d’oro, ben nascosto da Adeline Levacher e mai ritrovato.

Soragna
La Rocca, voluta dai feudatari di Soragna, venne trasformata nel XVII in sfarzosa residenza dei Principi Meli Lupi che ancora oggi la abitano. Le sue sale sono impreziosite da mobili e arredi del primo Barocco e sono ancora conservate decorazioni a fresco. Attorno alla Rocca si può ammirare un grande parco con un laghetto, una serra e un bar/caffetteria. Cassandra Marinoni (Donna Cenerina), sposa del marchese di Soragna, amministrò spesso il feudo durante le assenze del marito.
Il 18 Giugno 1573, mentre lei e sua sorella Lucrezia si trovavano a Cremona, vennero pugnalate dall’ex marito di quest’ultima, un uomo violento che già aveva tentato di avvelenarla. Lucrezia perì, invece Cassandra venne riportata a Soragna dove si spense il giorno successivo. Si dice che il fantasma di Donna Cenerina compaia in vestiti color cenere, solo per annunciare la morte di un membro della famiglia. Spostiamoci ora nella provincia di Piacenza alla scoperta di altre meravigliose opere.

Castell’Arquato
Castell’Arquato sorse nel II a.C. quando un patrizio romano insediò la prima comunità. Il borgo situato su di una collina nel Val Dell’Arda, ci fa intendere come la sua posizione strategica sia stata ambita dagli Sforza, i Visconti, i Farnese e i Borbone fino all’arrivo di Napoleone. Il centro del borgo è la Piazza monumentale, con la Rocca Viscontea e le sue torri. Il Mastio sovrasta il borgo intero, ancora nel suo ruolo di guardiola per la difesa. Il Torrione Farnese è un’altra antichità che attira i visitatori soprattutto per i suoi labirinti sotterranei.
C’è una leggenda che ruota attorno ad una delle vicende che si sono svolte alla Rocca Viscontea, e ci racconta che nel 1620 venne emessa, da parte del Cardinale Sforza, una condanna di morte nei confronti dei cospiratori della Sua Signoria: Sergio Montale e il suo servitore, detto Spadone. I due prigionieri furono tratti in salvo dalla bella Laura, figlia del carceriere, che si innamorò di Sergio. Vennero però scoperti e circondati, ma solo Spasone riuscì a fuggire. I due giovani vennero processati e decapitati. Dopo sette anni di latitanza Spadone, che non riuscì a trovare pace, si presentò dall’assassino del suo padrone e lo uccise vendicandosi. Graziato dal podestà venne condannato all’ergastolo e morì nella prigione della Rocca dove ancora oggi si aggira insieme a Laura e Sergio.

Vigoleno
È appartenuto, dall’ultimo periodo medievale, quasi ininterrottamente alla dinastia degli Scotti. La cessione dell’intero costrutto murario coincide con la trasformazione del borgo da abitazione privata ad edificio turistico commerciale.
È una fortificazione protetta da mura merlate, al suo interno ospita vari esempi della vita signorile dei suoi possessori: gli Stemmi gentilizi e il Mastio sono un esempio intatto del villaggio medievale, di cui sono rimasti intonsi gli ambienti di vita principali dell’epoca, nonostante sia stato distrutto e ricostruito varie volte.
Il Mastio a pianta quadrangolare ospita sale museali che si suddividono in quattro sale, con mostre fotografiche e documentali ed esposizioni di armi antiche e strumenti di tortura. Vigoleno è certificato fra i Borghi più Belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Gropparello
Il Castello di Gropparello sorge nella verde Val Vezzeno e si colloca su uno sperone di serpentino verde.
È circondato da un bosco dove è stato aperto per i bambini il “Parco delle Fiabe” e il Museo della Rosa Nascente.
Se decidete di visitarlo, regalatevi un’esperienza indimenticabile e dormite nella Torre del Barbagianni, sospesa tra il ponte levatoio e il cortile centrale.
Anche il Castello di Gropparello è avvolto da un alone di mistero per le sue leggende. Si dice che verso la metà del ‘200 Pietrone da Cagnano, signore delle zone, partì per un viaggio lasciando sola la moglie Rosania. Lancillotto Bracciforte, capitano del marchese Pallavicino, approfittò della situazione e prese d’assedio il castello, ma appena vide Rosania tra i due nacque un amore. Pietrone, avvertito della situazione, narcotizzò la moglie durante il suo ultimo banchetto e la murò viva nelle segrete del castello. Ancora oggi, specie durante le notti di vento, si ode una voce invocare aiuto.

Concludiamo questo nostro tour tra i diversi Castelli del Ducato di Parma e Piacenza e vi ricordiamo che per qualsiasi informazione vi invitiamo a rivolgervi alle Pro Loco locali.

Castelli del Ducato di Parma e Piacenza
Informazioni utili
P.za Matteotti 1 – 43012 Fontanellato (PR)
Tel 0521823221
www.castellidelducato.it
info@castellidelducato.it
Comitato Provinciale Pro Loco PR: 3384813033
Comitato Provinciale Pro Loco PC: 3358175561

 

 

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