Festival delle Sagre di Asti, quando la storia prende vita


di Riccardo Milan

Basta chiudere gli occhi, aprirli all’improvviso ed ecco la magia. In un battito di ciglia le lancette del tempo corrono inesorabilmente indietro. Nell’aria si sente il profumo delle ricette di una volta, quelle dei nostri nonni, mentre davanti a noi sfila la storia delle campagne di un secolo fa. Il Festival delle Sagre Astigiane che si è svolto agli inizi di settembre ad Asti, è un vero e proprio museo vivente del mondo contadino a cavallo tra Ottocento e Novecento durante il quale ogni Pro Loco, ogni piccolo centro racconta la sua storia. Gli oltre tremila figurati mettono in scena il lavoro nei campi, i mestieri, i riti religiosi, le feste contadine dalla vendemmia al battesimo, dalla battitura del grano alla festa di leva. Ci sono nonni, figli e nipoti, ognuno sfila orgoglioso. Appaiono i giochi di un tempo (dal pallone al bracciale al tiro alla fune), i buoi che trascinano i carri e i trattori a “testa calda”. Dagli abiti agli attrezzi fino ad arrivare ai mezzi di locomozione, tutto parla di amore per la tradizione e della voglia di tramandare questo immenso patrimonio culturale alle generazioni future. C’è la fiera del bue grasso di Moncalvo, i migranti pronti a partire verso “la Merica”, momenti di vita nella campagna con i prodotti tipici e ancora le processioni, le osterie, le feste e le scuole. La sfilata termina in piazza Campo del Palio, dove decine di casette, una per ciascuna Pro loco, disegnano i confini del villaggio che ospita fino a 300.000 buongustai, provenienti dall’Italia e dall’estero.

La storia
Il Festival delle Sagre Astigiane nasce nel 1974 da un´idea di Giovanni Borello, allora Presidente della Camera di Commercio di Asti. Si svolge la seconda domenica di settembre, sotto il segno della “Douja d´Or”, il salone dei vini selezionati. I molti paesi dell’astigiano, con le loro Pro Loco, danno vita a questa giornata di festa e già dal mattino gli abitanti sfilano per le vie del centro storico della città mettendo in scena quella che è stata definita “la più vera rappresentazione di vita contadina”. Al termine della sfilata, le Pro Loco che partecipano al Festival propongono nella piazza Campo del Palio le loro specialità gastronomiche, accompagnate dai vini Doc astigiani, in quello che è stato chiamato il più grande ristorante d´Italia.
Alla manifestazione è stato concesso, in considerazione del suo valore e del suo significato, l´Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.

Curiosità
Assistere sul ciglio della strada in poche ore, all’inesorabile susseguirsi delle stagioni, immersi in un mondo che ci appare estremamente lontano, ma allo stesso tempo parte integrante della nostra cultura. Al Festival delle Sagre davanti ai nostri occhi sfilano i colori, i profumi, i giochi e le feste dell’estate, dell’autunno, dell’inverno e della primavera. Veri e propri quadri viventi che ci lasciano stupiti, esterrefatti, senza parole. Sui vecchi trattori o trascinati da monumentali buoi ecco prendere vita il ciclo della canapa, la coltivazione e la raccolta della pesca limonina, la festa della leva, la gallina bionda e gli altri animali da cortile alla fiera di Santa Caterina. E, ancora, gli emigranti pronti a partire, le sartine, la scuola di ricamo, lo stagnino. Un pezzo di storia prende vita e sul volto dei non più giovanissimi, che sfilano per mano con i loro nipotini, l’orgoglio di essere lì a raccontare il proprio vissuto con la consapevolezza che quel momento è anche un passaggio di timone.
Il Festival delle Sagre di Asti non è solo tradizione, sfilata e cibo ma anche ottimo vino con la Douja d’Or, un concorso enologico a carattere nazionale. La Douja è il termine dialettale con cui si indica un antico e panciuto boccale piemontese a cui è legato anche il nome della maschera settecentesca Gianduja. Secondo la tradizione deriverebbe da un furbo contadino di Callianetto, soprannominato Gioann dla Doja perché nelle osterie chiedeva sempre “na doja”, cioè un boccale di vino. Quest’anno alla Douja d’Or, all’interno di palazzo Ottolenghi, i visitatori hanno potuto degustare ben 299 vini, mentre sono stati 48 gli Oscar e 8 le menzioni speciali attribuite ai vini dell’astigiano.

Da non perdere
Oltre che per gli occhi, il Festival delle Sagre Astigiane è una festa per il gusto. Oltre ottanta i piatti, tutti rigorosamente su ricette tradizionali della cultura contadina, che vengono serviti in piazza del Campo del Palio dove mani piene di passione li preparano all’interno delle casette delle Pro Loco. Le pietanze sono, ovviamente, divise tra antipasti, primi, secondi e dolci. E non c’è che l’imbarazzo della scelta. Piemonte, ma soprattutto astigiano, significa agnolotti che ancora oggi vengono preparati a casa nei giorni di festa. E ancora risotti, tagliatelle e polenta. Tra i secondi i famosi bolliti piemontesi, la bagna cauda, i fritti misti e numerosi piatti storici come il “baciuà”, uno zampino di maiale lessato, aromatizzato nell’aceto e fritto o la “puccia”, una polenta sciolta nel minestrone di fagioli. Per i più golosi le torte “come si facevano una volta” oltre alle creme e ai biscotti e bunet.

Dove mangiare
Ristorante Il Podestà
Via dei Cappellai, 5
14100 Asti (AT)
Tel. 0141 590030

Il ristorante Il Podestà si trova nel cuore del centro storico di Asti, in un magnifico palazzo risalente al XIII secolo. Da sempre conosciuto come locale raffinato e ricercato, il ristorante offre un ambiente informale per ogni occasione, dalla pausa pranzo veloce ad una cena accompagnata dal classico buon bicchiere di vino. Il titolare, Bruno Violato, Sommelier Professionista, nonché delegato per Asti e provincia della Fondazione Italiana Sommelier è a disposizione del cliente per suggerire la giusta bottiglia tra le oltre 300 etichette che compongono la carta dei vini. In cucina opera lo chef Carlo Bertolusso, con una lunga esperienza culinaria monferrina-langarola.

 

LA RICETTA

GUANCIALE DI FASSONE PIEMONTESE AL BARBERA D'ASTI

Guanciale di Fassone Piemontese al Barbera d’Asti
Ingredienti per quattro persone:
Un guanciale di Fassone Piemontese da 800 grammi
1 cipolla
1 carota
1 gamba di sedano
5 chiodi di garofano
7 bacche di ginepro
Sale, pepe, olio di oliva, rosmarino e alloro
1 litro e 1/2 di Barbera d’Asti

Far rosolare il guanciale con 3 cucchiai di olio di oliva, alloro, rosmarino.
Aggiungere carote, cipolle, sedano tagliati a pezzi con bacche di ginepro e chiodi di garofano, sale e pepe.
Versare il vino e cuocere per un’ora.
Togliere il guanciale dalla salsa, passare i gusti a chinoise e tagliarlo a fette.
Infine porlo in un vassoio e servirlo.

Hosteria Casamar
Vicolo G.B. Giuliani, 3 - Asti
Tel. 0141 351100
www.casamar.it
Quattro piani, da cielo a terra, concepiti e organizzati in modo da mettere il cliente e le sue aspettative al centro di tutte le attenzioni. Protagonista assoluto è il pesce, declinato con cura e fantasia e con un occhio particolare ai più piccoli.

Osteria del Diavolo
Piazza S. Martino, 6 - Asti
Tel. 0141 30221
Pietanze piemontesi e liguri creative in un piccolo locale familiare con tavoli di marmo e pareti colorate.

Tacabanda
Via Teatro Alfieri, 5 - Asti
Tel. 0141 530999
Cucina piemontese con qualche rivisitazione, varia stagionalmente offrendo i classici monferrini che vanno dalla bagnacaoda agli agnolotti d’asino, bollito misto e guanciotto di cavallo brasato al barbera.

Campanarò
Corso Vittorio Alfieri, 36 - Asti
Tel. 0141 33252
Pasta e pietanze piemontesi casarecce servite tra mattoni a vista e quadri in un locale moderno con parquet. Largo spazio a piatti come la trippa, la zuppa di ceci e costine, i capunet, gli agnolotti gobbi,
gli gnocchi di zucca, i sancrau, lo stracotto e molti altri, sempre seguendo la stagionalità degli ingredienti. Tra gli antipasti non mancano piatti classici come la carne cruda alla Monferrina.

Il Cavolo A Merenda
Via Garetti, 8 - Asti
Tel. 0141 172 0250
Piatti mediterranei creativi serviti in un locale rustico-chic con divanetti colorati e soffitto di mattoni.

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