Cimitile (NA), sulle tracce di Maria Maddalena incoronata


Incoronata, come una regina bizantina, ripresa a mezzo busto con il velo che le cinge il capo e un mantello scuro sulle spalle, reggendo tra le mani un vaso per oli profumati. Si capisce subito che non è una Madonna, e non potrebbe esserlo visto che ai lati della ingombrante corona si legge chiaramente il nome della Santa rappresentata. Maria Maddalena intriga sempre, dalle pagine dei vangeli come da una nicchia quasi nascosta di un antico mausoleo funerario, trasformato durante il X secolo in un luogo di culto. Il sito che custodisce questo piccolo affresco è una delle sette basiliche paleocristiane di Cimitile, nel Medioevo un santuario frequentato da pellegrini provenienti da ogni dove, oggi un parco archeologico di grande fascino. Il sito paleocristiano si è sviluppato intorno al III secolo d.C. su una necropoli pagana, posta fuori dalla città di Nola. Durante i primi secoli della cristianità da luogo di morte terrena si trasformò in luogo di ricerca della vita eterna. Fatale fu il passaggio, e soprattutto la sepoltura, del presbitero Felice, un personaggio vissuto a Nola tra II e III secolo, di cui i posteri celebrarono la santità e i numerosi prodigi compiuti in vita durante gli ultimi, feroci, anni dell’Impero Romano. Insieme a lui, che la tradizione antica vuole morto per cause naturali, tanti “unti” rischiarono e pagarono con la vita la scelta di aver abbracciato il nuovo, rivoluzionario credo cristiano; e lì, tra quei ruderi, anche loro trovarono riposo. Fu così che il Coemeterium divenne casa di preghiera e di spiritualità. La Basilica che di lì a poco si sviluppò e le altre poi innalzate nei secoli dell’Alto Medioevo divennero meta di pellegrinaggio per onorare Felice e i primi Santi Martiri che qui perirono durante la persecuzione di Diocleziano. E a questo proposito, intorno al culto dei Martiri, si insinua la presenza di Maria Maddalena. L’affresco è datato tra il X e il XIII secolo e fu concepito in quella fase di espansione e abbellimento del complesso di Cimitile voluta dal Vescovo Leone III che avviò il recupero del sacello dei Santi Martiri. Posta sull’area di un antico mausoleo, la struttura accolse sin dal II secolo una serie di sepolture cristiane, come testimoniano le superstiti tombe ad arcosolio figurate con scene bibliche. Con lo sviluppo del santuario al luogo si legò la memoria del sangue dei Santi Martiri. In particolare, si cominciò a venerare una pietra, posta vicino a un pozzo, che recava degli incavi rossastri e rotondi, di natura accidentale, sulla superficie levigata e grigia: un miracolo provocato dal sangue dei perseguitati per la fede. La memoria popolare, riportata dalle fonti storiche del Coemeterium, infatti, riconduce il fenomeno alla consuetudine antica di intingere crocifissi e rosari nelle acque del pozzo, dove furono gettati i resti dei martiri. Non acqua ma sangue gocciolò quel fatidico giorno in cui la pietra si incavò, offrendo un’ulteriore testimonianza della santità dei luoghi. La pietra è tuttora visibile all’interno della basilica e la sua presenza è sottolineata da un’epigrafe del XVII secolo posta all’ingresso. Quella di Maria Maddalena, vera o presunta, è una storia di sangue. I vangeli canonici ci regalano con lei una delle più belle immagini della misericordia di Cristo, la “peccatrice nota” versa lacrime di pentimento davanti a Gesù vivo e lacrime di disperazione dinanzi a Gesù crocifisso, dinanzi al sangue versato per la salvezza delle anime. Il Vangelo apocrifo di Filippo la vorrebbe unita al figlio di Dio più che da un semplice legame spirituale, dettaglio che ha generato nel corso dei secoli copiosi racconti e interpretazioni che hanno avuto come centro di propagazione la Francia, la terra che, secondo un’antica tradizione, accolse Maddalena e altri discepoli di Gesù dopo la sua ascesa al cielo. La Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine (1260) riporta che a Marsiglia la Santa lega il suo nome alla miracolosa nascita del figlio del principe e al ritorno in vita della sua sposa, morta per dare alla luce il bambino. Qualche secolo dopo un altro principe, il capostipite della dinastia dei Merovingi, che precederà la costituzione del Sacro Romano Impero, si avvarrà dell’intercessione di Santa Maria Maddalena, ormai morta, per assicurarsi una discendenza. È la leggenda del Sangue Reale, il sangue di un re con un progetto costruito sul Cristianesimo, una dinastia storica o quella generata dal sangue versato da Cristo al momento della Crocifissione che ha assicurato ai cristiani la vita eterna. Un momento che Maria Maddalena ha visto coi suoi occhi, ha vissuto dalla morte di Gesù sul Golgota all’emozionante e inatteso incontro con lui Risorto. Maria Maddalena è la testimone del primo martirio della storia. Lo stesso martirio splendidamente rappresentato sulla parete opposta agli altari in un ciclo pittorico sulla Passione di Cristo. Il dipinto di Cimitile è considerato un unicum dalla critica storico-artistica, per l’arcaicità e per la presenza della preziosa corona sul capo di Maria Maddalena. Un omaggio alle origini nobili di Maria di Magdala, come vorrebbe la Leggenda Aurea. O un’allusione, certo azzardata in un contesto sacro medioevale, alla compagna del Re più famoso della storia. Il Sangue Reale, o il Santo Graal della tradizione templare, sarebbe il frutto dell’unione terrena tra Gesù e la Maddalena, in virtù della quale il posto della donna è al fianco di Gesù. Come la vorrebbe Dan Brown, che ne ha fatto la sua fortuna, e come la riconoscono molti appassionati dell’argomento in un’altra raffigurazione nascosta a Nola, l’Ultima Cena del Convento di Sant’Angelo in Palco. Che siano prestigiose testimonianze del culto della Passione di Cristo o segni da decifrare di una storia scottante, entrambe le opere oggi rischiano di essere cancellate per sempre dalla memoria degli uomini e dalle pareti che per secoli le hanno custodite. Il Convento è disabitato e chiuso ai fedeli da anni, la Basilica dei Santi Martiri, invece, pur essendo regolarmente fruibile, meriterebbe una manutenzione particolare. Una damnatio memoriae che solo la ricerca di studiosi e visitatori può fermare.

Approfondimento 1
Il Complesso delle Basiliche Paleocristiane è raggiungibile in automobile attraverso l’autostrada A1 Milano – Napoli con uscita a Nola, da cui dista circa 2 Km, oppure dalla Stazione Centrale di Napoli con treno EAV per Baiano, fermata Cimitile. Il parco archeologico è in via Madonnelle ed è aperto tutti i giorni tranne la domenica pomeriggio. Per info e visite guidate: Pro Loco Cimitile Città delle Basiliche, vico G. Mautone – Cimitile, tel. 081.188.95.339 e Pro Loco Nola Città d’Arte, Corso T. Vitale 9 – Nola, tel. 081.512.49.01.

Approfondimento 2
L’Ultima Cena di S. Angelo in Palco si trova a circa 2 Km dalla Basilica dei Santi Martiri di Cimitile ma un paio di secoli distanziano l’esecuzione della Maddalena Incoronata, la cui identificazione è data dal nome stesso dipinto, dall’affresco presente nel refettorio del Convento. Un apostolo dai tratti delicati è teneramente adagiato col capo sulla spalla di Gesù: la critica ortodossa riconosce Giovanni in quel tredicesimo commensale, i più fantasiosi intravedono una precoce copia del Cenacolo di Leonardo.

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