Alla scoperta delle tipicità Pugliesi


Un viaggio di 5 giorni nell’entroterra barino, un percorso attraverso quattro paesi e quattro tipicità dell’enogastronomia, alla scoperta di culture e colture che hanno forgiato e modellato questo territorio e le sue comunità.
Stiamo parlando dell’educational ‘Coltour’, un circuito organizzato dalla delegazione Unpli della Peucetia Sud e finanziato dall’agenzia Puglia Promozione, che ha come obiettivo quello di promuovere la destinazione Puglia, e nello specifico le eccellenze gastronomiche e culturali delle 4 realtà coinvolte: l’olio di Sannicandro, l’uva pizzutella di Adelfia, il pane di Valenzano e la bastinaca di Polignano a Mare.
Il tour ha visto coinvolte in rete le 4 Pro Loco che hanno ospitato un rappresentante dell’Unpli Nazionale e una giornalista russa esperta di turismo ed enogastronomia, Vitalina Sereda Malygina, come ‘trait d’union’ tra le tradizioni di questo territorio e la cultura russa.
Un itinerario per promuovere la Puglia nella sua interezza, dalle tradizioni ai beni culturali, dalle feste patronali alle peculiari colture locali, esaltando le specificità di ogni paese coinvolto.
L’obiettivo è quindi quello di promuovere il turismo su questo territorio attraverso gli occhi di persone che non abitano questi luoghi e per questo più sensibili a tutte quelle peculiarità che definiscono questo angolo di Puglia.
In questo articolo ci concentreremo sulle prime due tappe del percorso, Sannicandro e Adelfia, con le loro rispettive tipicità: l’olio sannicandrese e l’uva pizzutella.
Il racconto di questo tour proseguirà poi nel prossimo numero di Arcobaleno d’Italia in un nuovo percorso che ci accompagnerà da Valenzano, con i festeggiamenti di Sant’Antonio e i tradizionali altarini con l’offerta votiva del pane tipico, a Polignano a Mare per conoscere la carota “bastinaca” e partecipare alla sentitissima festa patronale di San Vito Martire.
Partiamo quindi da Sannicandro per descrivere questo circuito di sapori e di conoscenza che ci rivelerà l’anima rurale e le radici orgogliose di questa terra e dei suoi abitanti.

SANNICANDRO DI BARI

Si parte dalla visita al Castello ‘Normanno Svevo’ di Sannicandro di Bari, un vero gioiello incastonato nel centro storico del paese, in compagnia di Antonietta Racanelli, ideatrice del progetto Coltour e responsabile della delegazione delle Pro Loco della Peucetia del sud, oltre che colonna portante della Pro Loco sannicandrese e inappuntabile alfiere dell’accoglienza turistica su questi territori.
Con l’occasione non può mancare una approfondita visita guidata del castello accompagnati dal Prof. Nicola Racanelli, autentico Cicerone che conosce il castello e la storia locale come le sue tasche e che ci fa ripercorrere le gesta delle tante dominazioni che si sono intrecciate nel corso dei secoli lungo questo territorio.
Ovviamente il territorio sannicandrese non è solo castelli, vicoli e chiese ma anche, e soprattutto, uliveti a perdita d’occhio. In particolare la coltivazione di oliva coratina è, da secoli, la principale fonte di economia della comunità locale, nonché motivo di vanto in ambito nazionale ed internazionale per l’eccelsa qualità del diretto derivato, l’apprezzatissimo olio sannicandrese.

L’OLIO SANNICANDRESE
L’olio extravergine di oliva “Il Sannicandrese” è ottenuto da un’accurata selezione delle varie cultivar e grazie alla lavorazione a freddo, conserva inalterate tutte le caratteristiche organolettiche e chimiche per lungo tempo, risultando facilmente digeribile.
Il contenuto di tocoferoli (Vitamina E), antiossidante per eccellenza, favorisce l’aumento del colesterolo “buono” HDL. L’elevato contenuto di acidi grassi essenziali lo rende pregevole dal punto di vista dietetico e preventivo dell’aterosclerosi, grazie alla presenza di acidi grassi polinsaturi indispensabili per il sistema nervoso, per il cervello e per la prevenzione di disturbi cardio-coronarici.
L’olio sannicandrese ricavato dalla premitura di olive “Coratina” e “Cima di Bitonto”, si presenta di colore giallo verdognolo, aroma fruttato, leggermente amaro per l’alta concentrazione di oleuropeina e tipicamente piccante per l’alta concentrazione di polifenoli.
L’incontro con Michele Morgese, Presidente dell’Oleificio Cooperativo “Coltivatori Diretti” che produce ‘Il Sannicandrese’, ci aiuta a capire approfonditamente le peculiarità di questo prodotto che è diventato un simbolo di eccellenza della gastronomia pugliese.

IL CASTELLO NORMANNO SVEVO DI SANNICANDRO DI BARI
Il castello ci racconta storie di Templari e di Massoni, di Baroni e di Dame che si sono alternati sul territorio dando vita ad un mix di culture e di saperi che da sempre caratterizza le comunità italiane. Il castello Normanno-Svevo di Sannicandro di Bari sorge nella zona medievale del paese, tra le caratteristiche case a scalinata esterna.
La sua storia si sviluppa nel periodo più avvincente e prospero per le vicende di Puglia e di tutto il meridione d’Italia.

Presenta la varietà di forme tipica dei due momenti di realizzazione: quella normanna e quella del periodo svevo.
La vita documentale del maniero inizia con la Cappella di San Nicola di Bari, quando nel 1119 Emma d’Altavilla dona le decime del feudo di San Nicandro all’Abate Guarino di San Michele arcangelo di Montescaglioso, a condizione che si mandasse un cappellano a celebrare messa nel castello. Alla morte di Emma d’Altavilla, avvenuta nel 1124, suo fratello Ruggero conte di Sicilia ne rivendica la proprietà e “armata mano” giunge a Montescaglioso, riappropriandosi dei beni paterni. Dal 1124 il Castello di San Nicandro entra nella sfera di dominio del futuro re, che lo affranca dalla forma della feudalità per proiettarlo verso il sistema della demanialità. Si realizza il “Palazzo”, un castello a otto torri, quattro torri angolari e quattro rompi tratta, con ponte levatoio, portale e fossato. Nel castello di San Nicandro i Templari giungono sullo scorcio del 1200, durante il papato di Celestino III (1191/1198), la minorità di Federico II e la reggenza di papa Innocenzo III.
I vicoli di pietra che si snodano intorno al castello creano ancora oggi un’atmosfera unica e antica, di quiete e di pace, dando vita ad un revival di un’epoca ormai, purtroppo scavalcata: un’epoca in cui le signore anziane si riunivano per chiacchierare fino a tarda notte sull’uscio delle loro case, rievocando i ricordi di quei tempi che quì sembrano non essere passati mai.

ADELFIA

La seconda tappa del tour ci porta ad Adelfia, una città particolare che mischia e fonde le storie di due comuni e di due comunità, Montrone e Canneto di Bari, ritrovatesi improvvisamente unite in un unico comune nel nome della ‘fratellanza’ (dal greco adelphòs, da cui il nome Adelfia) senza però esserlo storicamente e culturalmente. Una divisione che, sebbene formalmente non esista più, è rimasta scolpita nell’anima della comunità che ancora oggi non riesce a prescindere dalle radici e a farsene una ragione: non è un caso che ancora oggi ci siano 2 uffici postali, 2 scuole elementari, 2 santi protettori e addirittura 2 cimiteri, anche perché, come dice qualcuno, “i cannetani e i montronesi non vogliono stare ‘azziccati’ nemmeno da morti”…
Fortunatamente questa disputa non condiziona il borgo che invece si rivela splendido nella sua particolarità. Passeggiando nel paese, in compagnia del vulcanico Presidente della Pro Loco Vittoriano Mumolo, abbiamo modo di goderci una splendida vista panoramica del paese e del territorio circostante dalla cima della torre normanna che sovrasta Adelfia, un edificio imponente e di rara bellezza, inagibile da oltre 40 anni, che sta per essere restituito agli adelfiesi dopo importanti lavori di salvaguardia e messa in sicurezza.
E poi ancora una visita nella Chiesa della Madonna della Stella a Canneto, dove le statue raccontano la storia secolare delle famiglie che hanno portato in auge questo territorio, seguita da una sbirciata alla Chiesa madre di Montrone, intitolata a San Nicola di Bari e situata nella parte piu’ antica del borgo, nella quale risiede la statua del patrono di Montrone e compatrono di Adelfia, San Trifone martire, protagonista di una delle celebrazioni più sentite e coinvolgenti di tutta la Puglia.
La nostra presenza ad Adelfia è però legata ad una tipicità dell’enogastronomia che caratterizza la produzione agricola di questo territorio: l’uva pizzutella, una speciale qualità che nasce e cresce da secoli solo ed esclusivamente in questo territorio.

L’UVA PIZZUTELLA ADELFIESE

L’uva pizzutella è una delle uve da tavola italiane maggiormente apprezzate, prodotta prevalentemente nelle regioni del sud e in particolare considerata ‘l’oro bianco’ di Puglia.
Questo tipo di uva si riconosce per la forma degli acini allungata e conica, la consistenza soda, i grappoli di dimensioni medio-grandi. E proprio dalla forma deriva il suo nome: nonostante sia la Puglia la regione dove viene maggiormente coltivata, è dal dialetto romanesco che deriva ‘pizzuto’ ovvero ‘appuntito’.
Le bucce sono fini, una caratteristica importante per l’uva da tavola.
Ha bei colori gialli a sfumature verdi, una polpa dolce e fragrante e, pur essendo più zuccherina di altre varietà di uva, vanta comunque tutti i benefici che appartengono alla sua specie. Il suo sapore la rende quindi particolarmente apprezzata a tavola, ma anche perfetta per dolci e dessert. Le raccolte al sud sono settembrine, mentre quando coltivato al settentrione le uve vengono raccolte in ottobre, con rese regolari.
Per approfondire le caratteristiche di questo pregiato prodotto della terra, ci affidiamo alle parole di Nicola Coniglio, un imprenditore che ha valorizzato le tradizioni familiari attraverso la sua azienda che oggi esporta in tutto il mondo alcune tra le più pregiate materie prime dell’agricoltura barina, tra cui ovviamente la pizzutella.

Subito dopo abbiamo l’occasione di fare quattro chiacchiere con Costantino Pirolo, assessore all’agricoltura del comune di Adelfia e agronomo, oltre che coltivatore diretto, il quale ci ha trasmesso, con poche e semplici parole, il feeling con la sua terra e le caratteristiche organolettiche di questo pregiato prodotto.

Una passeggiata tra i vitigni delle ‘Cantine Imperatore’ conclude la nostra visita ad Adelfia.
Attraverso le parole di Vincenzo Latorre, giovane imprenditore che porta avanti questa tradizione locale, abbiamo modo di approfondire le caratteristiche intrinseche di questa terra e di rievocare le sensazioni vissute dai contadini nei secoli passati che, tra la polvere e il solleone, hanno trascorso le loro vite attraverso il ritmo cadenzato delle stagioni e delle coltivazioni, tra l’estate e l’inverno, tra la semina e la raccolta…

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