Le merlettaie di Isernia


di Luciano Scarpitti

Il termine merletto appare per la prima volta nel XVI secolo per indicare sia il merletto ad ago sia quello a fuselli. Venne usato con il preciso riferimento ai merli che adornavano le mura e le torri dei castelli, quindi trasferito per analogia ai lavori fatti a mano per abbellire gli abiti dei nobili. Così inizia il racconto fatto in uno splendido libro, scritto da Maria Stella Rossi e da Olimpia Giancola ed edito da “Volturnia edizioni” nel 2008, in cui si narrano le vicende che hanno visto nascere ad Isernia la passione per il merletto a tombolo. Per la nascita di merletti a fuselli (i bastoncini legati ai fili) la gran parte degli studiosi indica due luoghi che si contendono il primato: l’Italia, soprattutto Venezia, e le Fiandre.Se prima le lavorazioni artigianali erano appannaggio degli uomini, in seguito furono soltanto le donne a dedicarsi a quel lavoro; agli uomini rimase il compito di eseguire i disegni sui quali dovevano essere realizzati i merletti. Per i disegni i clienti di maggiore prestigio si rivolsero anche ad artisti di chiara fama. L’arte del merletto a tombolo (dal latino “tumulus” con riferimento al cuscino d’appoggio) giunse a Isernia dal Regno di Napoli nel XIV secolo e si diffuse a opera di suore spagnole che alloggiavano nei monasteri di Santa Maria delle Monache e di Santa Chiara, luoghi che accoglievano giovani fanciulle della nobiltà napoletana, costrette a scegliere il convento e dedite alle più svariate arti, dalla musica alla pittura al ricamo artistico. Documenti storici testimoniano che Giovanna III di Aragona e sua figlia Giovanna IV soggiornarono a Isernia, ospiti nel convento di Santa Maria delle Monache, ed erano grandi estimatrici dei lavori a tombolo, con i quali amavano impreziosire i loro ricercati abiti. Giovanna IV, detta Giovannella, volle apprenderne essa stessa le tecniche di lavorazione in quel convento che già nel 1503 era noto per i finissimi ricami. La cosa che più contraddistinse il tombolo isernino rispetto agli altri è sempre stata, oltre alla finissima fattura, un tipo di filo prodotto in zona di colore avorio, che rende tutto il lavoro luminoso ed elegante.

Il tombolo
Il tombolo è lo strumento di lavoro tradizionale che si compone di tre parti realizzate interamente in legno: un sostegno alla cui base è sistemato un cassetto nel quale vengono riposti fili, spilli, forbici; un tamburo circolare, appoggiato sul sostegno, imbottito in crine, segatura, gomma piuma e ricoperto di morbido panno e stoffe colorate, che è la base sulla quale viene realizzato il pizzo intrecciando i fili e fissandoli opportunamente con degli spilli; ifuselli sui quali vengono avvolti i singoli fili; il loro numero può variare da poche unità a più di 80 per i disegni più complessi.Nel corso del tempo la produzione artistica dei merletti a tombolo ha acquisito una rilevanza economica ed un costo elevato; oggi l’attività è ancora svolta da piccoli nuclei familiari che si tramandano i segreti ed i disegni particolari.

Il Merletto
I primi lavori erano ispirati a motivi pagani o sacri; seguirono varie evoluzioni che risentirono dell’influenza di altre culture. Con il tempo edil variare delle mode cambiarono anche i motivi ed i disegni, ma i punti base, la tecnica e i mezzi utilizzati sono rimasti pressoché gli stessi. Dal Settecento in poi si assiste a forti variazioni sul tema dei motivi ornamentali per arrivare alla fine dell’Ottocento, quando al merletto antico, dall’esecuzione più fitta, successe il merletto moderno che si caratterizza per la maggiore velocità di esecuzione e per la leggerezza delle volute.

Il lavoro
Da cinque secoli a Isernia si procede alla creazione delle trine con l’ausilio di un cuscino cilindrico su cui è fissato un cartone col disegno che funge da guida per il posizionamento degli spilli e per il percorso del filo tramite i fuselli. Il lavoro inizia tenendo in ogni mano un paio di fuselli, intorno ai quali, ad una estremità, è avvolto il filo di cotone che dovrà seguire il disegno riprodotto sul cartone. Il filo viene fissato con degli spilli sul cartone: la coppia della mano destra, incrociando i quattro fuselli tra loro, passa nella mano sinistra e viceversa. Si ripetono regolarmente gli stessi movimenti fino a quando la trama della trina non sia composta.

APPROFONDIMENTO
Il merletto, uscito dai luoghi ovattati dei conventi, ha visto le merlettaie dedite al tombolo che si riunivano di solito tra i vicoli, i vicoletti e le piazzette che si aprono ai lati dell’antica via principale. Intorno a loro giocavano i bambini e la vita della città seguiva il suo corso normale. Erano quelli momenti di lavoro ma anche di socializzazione e di confronto. In alcuni casi un abitante del luogo veniva a recitare il rosario con le merlettaie, oppure a raccontare aneddoti popolari o eventi storici della città.

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