Carrese, la grande corsa dei carri


di Luciano Scarpitti

Il 30 aprile di ogni anno a San Martino in Pensilis, in Molise, provincia di Campobasso, si svolge la tradizionale Corsa dei Carri, detta “Carrese”, che deve la sua origine al ritrovamento delle Reliquie di San Leo, Santo Patrono del paese. La leggenda narra che i signori di San Martino e di altri paesi vicini andarono a caccia fra le boscaglie dove anticamente sorgeva Cliternia, nobile città italica, poi romana, e, più tardi, venne fondato il Monastero di San Felice. Qui ad un tratto i cavalli si inginocchiarono senza volersi più muovere e i Signori, scavando, trovarono il corpo di San Leo. Ogni Signore si contendeva la paternità del ritrovamento per poterlo portare nel proprio feudo, tanto da venire quasi alle armi. Infine si affidarono alla decisione del Vescovo di Larino e misero il corpo su un carro trainato da buoi che, lasciati liberi, scelsero di fermarsi a San Martino. La Corsa dei Carri ha avuto inizio nel XIII secolo, ma il primo documento esplicito risale al 9 maggio 1728 ed è del Magistrato della Terra di San Martino diretto al Duca di Termoli, Domenico Cattaneo; in esso è scritto: “ed ogni anno si è celebrata, come si celebra, la festa dell’invenzione e della Traslazione suddetta il 2 Maggio… i Massari correre co’ loro Carri, ed il primo che entra “la porta dell’abitato” suole la prerogativa di portare il Palio.” Nei primi anni dell’Ottocento vollero partecipare alla corsa le famiglie più ricche che potevano permettersi un piccolo allevamento di buoi utilizzati solo per la gara. Nacquero così, per spirito di competizione, numerosi carri. Dal 1851 al 1864 si contarono dieci carri: la “Carrese” doveva essere un grande spettacolo di gioia e di confusione dato che si gareggiava con 5 paia di buoi per ogni carro. Nel 1897 gareggiò per la prima volta il carro dei “Giovani”, che ebbe come padre fondatore Giuseppe Belpulsi, con i colori sociali bianco-celeste. Avversario più temibile era il carro della famiglia Bevilacqua, che mantenne l’organizzazione del carro dal 1820 al 1921, quando entrò a far parte del carro dei “Giovanotti” nato nel 1919 con i colori sociali giallo-rosso. Dal 2007 gareggia anche il carro dei Giovanissimi, con i colori giallo-verde, che non ha mai vinto la corsa, ma ultimamente è diventato molto competitivo. Quello dei Giovanotti e quello dei Giovani sono i due veri grandi avversari della tradizionale “Carrese”, si dividono da circa un secolo vittorie e sconfitte, gioie e dolori, di questa magnifica manifestazione. Da secoli, ogni anno, verso la metà di marzo, iniziano gli allenamenti dei buoi, dei cavalli e dei cavalieri, che continuano fino al 30 aprile, giorno della vera e propria corsa. Le discussioni sulla scelta dei buoi e dei cavalieri si animano per tutto il mese di aprile. Il 29 aprile si prendono le decisioni e incomincia la festa. I partigiani dei Carri si recano a “Ramitell” per sistemare al meglio la strada della corsa, si “Lauda” la strada e si ritorna festosamente in Paese. La sera del 29 aprile tutti i componenti di ciascun carro, con alcuni “cantatori”, si recano davanti alla Chiesa madre ad intonare l’inno della Carrese in onore del Santo patrono “San Leo”. La mattina del 30 Aprile, ricevuta la benedizione del Sacerdote, i carri si avviano prima al punto del cambio e poi fino a Ramitelli, luogo della partenza. I cavalieri si raggruppano attorno al Carro in un innaturale silenzio. Il colpo di pistola dà il via. In un attimo i Carri, che erano con i buoi rivolti verso il mare, vengono girati e la corsa inizia, con un concerto di animali e di uomini unico. Arrivati al Tratturo dell’antica Transumanza, dopo i primi 4 chilometri di corsa, alla metà del percorso, avviene il cambio dei buoi e dei cavalli. Tutto avviene in pochi minuti senza che il Carro si fermi perché, appena sganciati i buoi stanchi, esso viene portato a braccia e aggiogati i buoi freschi. Poi, via verso il traguardo in paese! Il 1° maggio, i carri addobbati e festanti vanno a “laudare” amici e parenti. Il 2 maggio, dopo la messa solenne, il vincitore avrà l’onore di portare in processione il busto d’argento con le ossa del Santo. La Corsa dei Carri, da otto secoli, continua ad appassionare migliaia di molisani e turisti.

Approfondimento
Nei primi anni dell’Ottocento la corsa assunse aspetti diversi da quelli originari: al povero contadino che si recava a gareggiare con il bue da lavoro si sostituì il ricco proprietario terriero che si poteva permettere un piccolo allevamento di buoi utilizzati solo per la corsa.
Nello stesso tempo le rivalità tra le famiglie autorevoli del Paese si accentuavano in quanto vedevano nella gara dei carri un mezzo per esaltare con la vittoria il proprio prestigio. Nacquero così, per spirito di competizione, numerosi carri.

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