La Valle più dipinta d’Italia


La “Valle più dipinta d’Italia” con oltre 400 murales si trova in Basilicata, precisamente in provincia di Potenza e comprende i comuni di Satriano di Lucania, Sant’Angelo Le Fratte e Savoia di Lucania.

La Valle del Melandro prende il nome dall’omonimo fiume che l’attraversa ed è una delle zone più suggestive e belle dell’appennino meridionale.
Il progetto della “Valle più dipinta d’Italia” è iniziato nel 1988, precisamente a Satriano di Lucania, quando l’artista Luciano La Torre, presidente dell’Associazione artistica culturale “Arte per la Valle”, insieme ad altri artisti locali, ha iniziato a dipingere murales sulle facciate delle case e degli edifici del paese. Si è venuto a creare così un importante patrimonio pittorico murale che oggi coinvolge anche i paesi di Sant’Angelo Le Fratte e Savoia di Lucania. Questi murales raccontano per immagini la storia, le tradizioni, la religiosità e le leggende della cultura popolare del territorio della valle.
Il patrimonio muralistico e scultoreo della “Valle più dipinta d’Italia” rappresenta oggi un modello unico ed originale che ha reso ancora più vive le vie cittadine, diventando un’azione di promozione turistica locale che intreccia la storia con la tradizione di questi luoghi ricchi di cultura.

Satriano di Lucania
Il viaggio alla scoperta della “Valle più dipinta d’Italia” non poteva che partire da Satriano di Lucania, poiché qui risiedono la maggior parte delle opere murali, non è un caso infatti che sia noto anche come il “Paese dei Murales”. I dipinti di grandi dimensioni che arricchiscono le pareti delle abitazioni trattano diversi filoni tematici: il culto dei santi, gli antichi mestieri e le antiche leggende locali. Tra i più noti c’è il murale dedicato alla figura arborea del Rumita, che insieme all’Orso e alla Quaresima, sono i tre personaggi principali del famosissimo Carnevale di Satriano.
Le origini di Satriano di Lucania risalirebbero all’età del Bronzo, ma dell’antico borgo fortificato di Satrianum oggi resta soltanto la Torre di Satriano, edificata dai Normanni nel XII secolo e arroccata su un promontorio che sfiora i mille metri di altitudine. A questa torre e al devastante incendio che distrusse completamente la città nel 1420 è legata una leggenda che ha come protagonista Giovanna II. Si narra che la regina diede ordine d’incendiare il borgo dopo essere stata rifiutata da un nobiluomo da lei invano corteggiato, poiché innamorato di un’altra donna. Quest’ultima fu rinchiusa nella torre e bruciata. L’uomo tentò di salvare la sua amata cavalcando tra le fiamme ed entrando con la forza nella torre. Nel momento di uscire, però, l’edificio crollò loro addosso. Oggi, si racconta che a mezzanotte e alle prime luci dell’alba sia possibile udire il rumore degli zoccoli del cavallo.
L’incendio distrusse il borgo e costrinse gli abitanti a rifugiarsi nei vicini paesi di Tito, Sant’Angelo e Pietrafesa. È proprio in questo periodo che le sorti di Satriano si legano a quelle di Pietrafesa, cittadina poco distante che prendeva il nome da una spaccatura nella roccia in un vicino rilievo. Nel 1887 Pietrafesa mutò il proprio toponimo in Satriano.
Tra le strade e i vicoli del centro storico di Satriano di Lucania è possibile ammirare i diversi palazzi gentilizi risalenti al ‘600-’700, ma anche le numerose abitazioni, le cui facciate sono decorate con murales raffiguranti tradizioni e scene di vita quotidiana locale.
Oltre alla Chiesa Madre intitolata a San Pietro Apostolo, fra gli altri edifici sacri più belli vi è la Chiesa dell’Assunta, il cui nucleo originario risale al XII-XIII secolo. Al suo interno si possono ammirare alcune tele seicentesche del Pietrafesa, artista che nacque proprio in questo piccolo borgo. Da ammirare anche la cappella della Madonna della Rocca del ‘400, ricavata interamente dalla roccia e poco fuori dal centro storico la cinquecentesca cappella di San Giovanni, decorata anch’essa dal Pietrafesa. Nel centro abitato inoltre sono da visitare la mostra permanente “Satriano le origini” che espone reperti archeologici interessanti e il Museo della civiltà contadina, che espone oggetti e costumi originali dei contadini.

Sant’Angelo Le Fratte
Altro borgo impreziosito dai colori e dalle storie per immaginiraccontate dei murales è Sant’Angelo Le Fratte.
Le prime notizie certe su questo paese che sorge ai piedi della montagna Carpineto, risalgono al secondo Medioevo (XI-XII secolo). Sant’Angelo Le Fratte è conosciuto anche come il “Paese delle cantine”, ce ne sono oltre 100 nel borgo e sono scavate direttamente nella roccia della montagna che lo sovrasta. Tuttora le cantine vengono utilizzate per la conservazione di vini, formaggi e deliziosi prodotti tipici localie sono le protagoniste di “Cantine aperte” una delle manifestazioni di punta organizzate dalla locale Pro Loco.
A fare da contrasto con l’antichità delle cantine ci sono le affascinanti sculture d’arte contemporanea dell’artista Pier Francesco Mastroberti e i coloratissimi murales. Questi originali dipinti oltre ad abbellire le facciate delle abitazioni, sviluppano e descrivono il tema del rapporto tra l’uomo, la roccia e la vita autoctona. Tra i murales più affascinanti, ci sono anche quelli dedicati alla memoria di Juan Caramuel Lobkowitz, personalità di rilievo vissuta a Sant’Angelo Le Fratte. Egli fu un monaco benedettino, profondo teologo, matematico, umanista e filosofo, che il 4 luglio 1657 fu proclamato vescovo di Satriano e Campagna (SA) da Papa Alessandro VII. A Sant’Angelo Le Fratte, Juan Caramuel Lobkowitz costruì il palazzo episcopale sulla base di un suo progetto, impiantandovi anche un’elegante tipografia.

Savoia di Lucania
L’ultima tappa di questo tour alla scoperta dei colorati murales è Savoia di Lucania, l’antica Salvia.
In questo caratteristico borgo, la maggior parte dei dipinti raccontano la storia di Giovanni Passannante, l’attentatore di Umberto I che qui vide i natali.

Cantine Aperte
Sant’Angelo Le Fratte è conosciuto come il “Paese delle cantine”, ce ne sono oltre 100 nel borgo e sono scavate direttamente nella roccia della montagna Carpineto.
Ogni anno, in paese, a preannunciare l’arrivo del ferragosto è “Cantine aperte”, la manifestazione di grande successo organizzata dalla Pro Loco di Sant’Angelo Le Fratte con il sostegno di centinaia di volontari. Dal 12 al 15 agosto di ogni anno, le protagoniste indiscusse dell’evento sono le caratteristiche e antiche cantine, che ancora oggi vengono usate per la conservazione del vino e dei gustosi prodotti locali.
Il suggestivo percorso enogastronomico permette ai visitatori di riscoprire antichi sapori e arcaiche tradizioni popolari, divertirsi con spettacoli musicali e ammirare la spettacolare natura delle cantine.

L’Urs, U’Rumit e A’ Quare’s’ma
Tra i carnevali più famosi della Basilicata rientra senza dubbio quello di Satriano di Lucania, che si inserisce anche nella “Rete Carnevali e Maschere della Lucania a valenza antropologica e culturale” che coinvolge 8 comuni della Basilicata.
Il Carnevale di Satriano – organizzato dall’Associazione Al Parco e dalla locale Pro Loco – ruota attorno alle figure dell’Orso, dell’Eremita e della Quaresima. L’Urs vestito di pelli pregiate di pecora o capra, con al piede una catena spezzata e in mano i campanacci, è il simbolo della natura. U’Rumit ha in mano un bastone decorato con un ramo di pungitopo o di ginestra ed è completamente ricoperto di edera al punto di essere irriconoscibile. Quare’s’ma, invece, è una donna vestita di nero, in netto contrasto con la vivacità delle altre maschere, e trasporta in equilibrio sulla testa una culla di legno dove riposa il Carnevale ormai finito.
Nell’ultima domenica di Carnevale e nel giorno di Martedì Grasso, queste tre figure sfilano tra le vie del paese insieme ad altre maschere e carri allegorici.
Durante la sfilata viene celebrato anche un singolare matrimonio (A Zita), ovvero una rivisitazione di quello che dovrebbe essere il giorno più bello per due innamorati, che sono protagonisti di un curioso e divertente scambio di ruoli: l’uomo veste i panni della sposa e la donna indossa quelli dello sposo. Tutte le donne presenti ricevono in regalo il peperoncino, simbolo di fertilità, fortuna e forza.

Info da inserire in box pag. 33
www.prolocosantangelolefratte.it
info@prolocosantangelolefratte.it
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