L’arpicedda di Viggiano


di Valeria Giordano

In Basilicata, a 1000 metri di altitudine, nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, è incastonata Viggiano, “Città dell’Arpa e della Musica” con una storia avvincente e affascinante. Famosa già dal 1700 per i suoi innumerevoli musicanti di strada che si esibivano nelle piazze delle città di tutto il mondo in gruppi di quattro-cinque elementi che suonavano il flauto, il violino e, cosa rara in quei contesti, l’arpa. Nel 1800 la città di Viggiano, ha conosciuto il boom delle botteghe degli ebanisti e dei costruttori di strumenti musicali che fiorivano per assecondare le esigenze artistiche dei tanti suonatori che sovente raggiungevano vette nei teatri e nei conservatori.
Dal 2012, questo antico mestiere, è rinato grazie alla locale Pro Loco che ha spronato l’Amministrazione Comunale a sostenere un progetto per creare un laboratorio di liuteria, in considerazione del fatto che alcuni anni prima era stata aperta una scuola di arpa popolare viggianese con un buon numero di allievi (soprattutto donne), sempre in crescita, anche grazie alla lungimirante scelta dei docenti, arpisti di fama internazionale.Il contestuale progetto di costruzione di un’arpa viggianese su modello di una del 1800, fu coordinato dall’Assessore Nicola Fruguglietti e affidato alla direzione del maestro Massimo Monti, liutaio, responsabile della conservazione del Museo degli strumenti dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma.
Come sede del corso fu scelta quella del laboratorio del restauratore e intarsiatore Leonardo Fiore, in via Regina Elena. Al corso di liuteria parteciparono circa dodici entusiasti apprendisti, tra i quali il Presidente della Pro Loco di Viggiano. La prima parte del corso riguardò uno studio sulle dimensioni e varietà del legno da adoperare. L’arpa viggianese del XVIII e XIX secolo era formata essenzialmente da tre pezzi: la cassa armonica, il modiglione e la colonna. L’arpa viggianese o arpicedda, uno strumento alto circa 140-147 centimetri, diatonico, di struttura sottile e leggera, detta anche portativa (perché veniva portata a spalla e tenuta sospesa dal suonatore davanti a sè con una imbracatura o cinghia). Veniva costruita in loco con legno facilmente reperibile: pino o rovere per colonna e modiglione, noce, ciliegio o pero selvatico per la cassa armonica, mentre l’abete era scelto per il piano armonico. Le corde erano di budella di ovini o bovini da latte oppure di metallo. Nella Val d’Agri, in particolare a Viggiano, l’arpa è stato uno strumento assai presente, tanto che dagli archivi del Comune risulta che quasi in una famiglia su tre ci fosse un suonatore di arpa.
Per questo nacquero anche diverse botteghe per la costruzione e la riparazione di questi strumenti musicali, inizialmente ubicate nelle botteghe degli ebanisti.
E così il maestro Monti usò come modello un’autentica arpa viggianese della seconda metà dell’ottocento, costruita a Viggiano, affidata dalla proprietaria (una signora di origine lucana residente a Roma) al maestro per un restauro. Fu così che il 12 gennaio 2013 il primo esemplare di arpa viggianese ricostruito emise le sue prime note nel laboratorio di Leonardo Fiore, grazie all’abilità dell’arpista lucana Daniela Ippolito.
Oggi Fiore continua a cimentarsi con la costruzione delle arpe più per hobby che per mestiere, con un mercato al rallentatore, non tralasciando il suo lavoro di restauratore e intarsiatore. La storia dell’arpa viggianese è strettamente legata alla storia di un popolo che ha sofferto per le nefaste avversità della natura e per le guerre, gli incendi, l’emigrazione, ma che si è ribellato a un destino di povertà, facendo delle proprie abilità e competenze, della propria arte e del proprio ingegno, gli strumenti di un grande riscatto sociale ed economico. Per queste ragioni l’arpa, alla fine dell’Ottocento, è diventata un simbolo di orgoglio, autonomia imprenditoriale, libertà, coraggio, forza e speranza in un futuro migliore. Ancora oggi è possibile trovare le testimonianze di questo passato glorioso nelle vie di Viggiano dove si possono notare i bassorilievi raffiguranti arpe che ornano i portali di antiche dimore, una volta di proprietà di famiglie di musicisti.

Il Monumento all’arpista in bronzo
In tempi recenti (1958) l’Amministrazione Comunale di Viggiano ha ritenuto opportuno celebrare il ricordo di questa importantissima tradizione commissionando all’artista Pasquale Monaco un monumento all’arpista in bronzo che è collocato nell’atrio della Scuola Elementare di Viggiano. Anche la Basilica Pontificia della città conserva una tela di Santa Cecilia, donata dai musicanti nel XIX sec. e una formella del portone bronzeo inaugurato in occasione del Giubileo del 2000 che rende omaggio ai suonatori di arpa.

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