La storia di Vito che ballava con le streghe


di Valentina Giordano

“C’è una storia di pietra lunga duemila metri e anche di più. È una storia di racconti e di visioni.
Di segni impressi lungo il percorso delle sette pietre. Dice di quelle donne, le masciare, che si ungevano con l’olio fatato raccolto nella cavità di un albero di ulivo. Dice di quando attraversavano la notte sulla groppa di cani bianchi. Dice di Vito il contadino: “e di quando, preso da fattura d’amore, ballava con le streghe” (Mimmo Sammartino, Vito ballava con le streghe, Sellerio Ed. Palermo).
Nello splendido scenario delle Dolomiti lucane c’è un cammino fatto di pietra e tecnologia che si sviluppa lungo un antico sentiero contadino che, snodandosi, tra le asperità del terreno, da Pietrapertosa, scende nella valle attraversata dal torrente Rio di Caperrino, per risalire poi a Castelmezzano: è il Percorso delle Sette Pietre.
Questo percorso si ispira ai racconti della tradizione contadina sui quali il giornalista e scrittore Mimmo Sammartino ha costruito il testo “Vito ballava con le streghe”. Nel tragitto, grazie alla memoria popolare, prende corpo la storia, incisa nella pietra, del protagonista Vito, ammaliato da una fattura messa in opera da una strega bellissima. Il tragitto si articola in sette tappe e qui la narrazione si traduce in forme visive ed evocative delle varie sequenze del racconto, arricchite da un’ambientazione sonora che regala ulteriori emozioni. Le tappe sono contraddistinte da una parola chiave che rimanda al senso delle fasi del racconto: destini, incanto, sortilegio, streghe, volo, ballo, delirio. Nella tappa centrale “streghe”, con l’ausilio di una suggestiva scenografia, viene svelata l’intera vicenda. Al visitatore viene offerta la fruizione di tre percorsi in parallelo: nel primo, “La passeggiata letteraria”, può fruire del paesaggio ascoltando frammenti tratti dal racconto di Sammartino, nel secondo “Il percorso visionario” viene accompagnato alla scoperta del viaggio/itinerario attraverso sette installazioni artistiche che richiamano l’immaginario popolare; nel terzo “L’itinerario paesaggistico”, tra una tappa e l’altra, può scoprire e ammirare le peculiarità del paesaggio naturale.
Uno dei borghi più belli d’Italia, Pietrapertosa, è anche il paese più alto della Basilicata con i suoi 1088 metri sul livello del mare. Prende il nome dall’antica Petraperciata per la presenza di una rupe forata da parte a parte; si sviluppa sulle rocce delle Dolomiti Lucane nel Parco di Gallipoli Cognato, protetta da incursioni esterne, caratteristica che ha favorito l’insediamento umano sin dai tempi più remoti. Le teorie più accreditate attestano la nascita di un primo nucleo abitativo nell’VIII secolo a.C. ad opera dei Pelasgi. Al tempo delle invasioni di Annibale, giunsero i Romani che scacciarono i Greci che vi si erano insediati e fecero di Pietrapertosa la loro “Curtis” e il loro “Oppidum”. Intorno al X secolo, il borgo fu occupato da una banda di Saraceni. Nonostante le ridotte dimensioni, Pietrapertosa ha molto da offrire. Tra le belle chiese spicca quella di San Giacomo Maggiore di eccezionale valore artistico. Edificata nel corso del Quattrocento, presenta una struttura muraria in stile romanico. Le due navate separate da un ordine di cinque grandi archi, il presbiterio rialzato, insieme alle testimonianze dell’arte lucana, come le opere di Giovanni Luce e di Pietro Antonio Ferro, sono le sue caratteristiche più evidenti. Altra tappa da non perdere è quella al Convento di San Francesco, fondato nel 1474, dove sono allocati numerosi affreschi e un dipinto di Giovanni De Gregorio. Sul lato occidentale sorge la chiesa in cui si possono ammirare opere del XV secolo di Giovanni Luce e Antonello Palumbo e del XVII secolo di Francesco Guma e di Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa.
Del castello sono visibili l’arco d’ingresso, un torrione di avvistamento e alcuni alloggiamenti scavati nella roccia, ma l’antico fortilizio resta una meta obbligata per chi non vuole rinunciare a una vista mozzafiato su monti, colline, boschi, valli e torrenti luccicanti.
La zona più caratteristica di Pietrapertosa è il quartiere antico di Arabata, abitato per quasi 50 anni dagli Arabi: vi si possono ancora vedere le case contadine arroccate sulla roccia, le piccole strade interne e le numerose scalette che si perdono in un intricato labirinto, alternandosi a stalle e minuscoli orti.
Pietrapertosa vive un rapporto di osmosi con la roccia che l’accoglie: per le sue case incastonate nella nuda pietra, le strade, le scale strette e ripide che invitano a salire sulle creste per ammirare panorami mozzafiato, i vicoli, la struttura urbanistica in totale simbiosi con la roccia. Pietrapertosa è stata definita città-natura e inserita nel club de “I Borghi più belli d’Italia”.
Nella stessa suggestiva area sorge Castelmezzano che nel 2007 è stata definita dall’importante rivista statunitense Budget Travel di Arthur Frommer come una delle migliori località del pianeta.
L’arrivo nel piccolo borgo è davvero scenografico: si entra da una galleria scavata nella roccia e dopo aver superato una spettacolare gola. Castelmezzano appare come un piccolo presepe custodito dalle Dolomiti Lucane.
In piazza Caizzo sorge la Chiesa madre di Santa Maria dell’Olmo che custodisce numerose opere di elevato valore artistico tra cui la bella statua lignea della Madonna dell’Olmo del XIII secolo e la tela della “Sacra Famiglia” firmata dal Pietrafesa, uno dei massimi esponenti della cultura pittorica lucana a cavallo tra manierismo e barocco.
Di notevole interesse sono i ruderi del Castello, Palazzo Coiro e il Palazzo Ducale appartenuto ai De Lerma, ultimi signori di Castelmezzano.
Nella cittadina, nel mese di settembre di ogni anno va in scena una delle tradizioni più antiche: la festa del “Maggio”, un inno alla fecondità della terra, attraverso il rito dell’innesto di una cima di agrifoglio su un tronco di cerro.
Il primo centro abitato fu edificato da coloni greci tra il VI ed il V secolo a.C.
Nel X secolo d.C., le invasioni saracene costrinsero la popolazione locale a trovare una nuova stabilizzazione. Successivamente vi si insediarono i Longobardi e i Normanni, che tra il XI ed il XIII secolo d.C. vi costruirono un castello dal cui nome (Castrum Medianum, castello di mezzo) derivò quello del borgo, chiamato così per la sua posizione tra quelli di Pietrapertosa e di Brindisi Montagna.
Tra i borghi di Pietrapertosa e Castelmezzano ci sono altri tre attrattori turistici di nuova generazione: la Via Ferrata, il Ponte nepalese e il Volo dell’Angelo.
La Via Ferrata è un percorso attrezzato per scalare le Dolomiti Lucane classificabile come EEA poco difficile, con un percorso articolato su canali e camminamenti, passaggi verticali e tratti in esposizione. I due rami del percorso partono dal ponte romano situato nelle vicinanze dell’area attrezzata “Antro delle Streghe” e salgono l’uno verso Castelmezzano e l’altro verso Pietrapertosa.
La Via Ferrata Salemm, sul versante di Castelmezzano, ha una lunghezza di circa 1.731 metri ed è un dislivello di circa 249 metri mentre la Via Ferrata Marcirosa, sul versante di Pietrapertosa, ha una lunghezza di 1.778 metri e un dislivello di 331 metri.
Vi è inoltre un Ponte Nepalese lungo 72 metri con un’altezza massima di 35 metri, che può essere percorso da non più di 15 persone contemporaneamente agganciate alla linea di vita con apposito kit, e che collega i due punti di partenza delle vie Ferrata Salemm e Marcirosa. Una corda di acciaio sospesa tra le vette di Castelmezzano e Pietrapertosa rende invece possibile il sogno di volare: è il Volo dell’Angelo. Ci si lancia nel vuoto, singolarmente o in coppia, avvolti da un’imbracatura sospesa su una carrucola, per vivere una delle esperienze più incredibili che si possano fare, una fantastica avventura, unica in Italia per l’altezza del volo, densa di emozioni che regala la possibilità di godere della bellezza del paesaggio da una visuale concessa solo agli “angeli”.
L’ebrezza del volo si potrà provare su due linee differenti il cui dislivello è di 118 e 130 m. La linea di San Martino parte da Pietrapertosa e arriva a Castelmezzano dopo aver percorso 1.415 m raggiungendo una velocità massima di 110 km/h; la linea Peschiere, invece, permette di lanciarsi da Castelmezzano e arrivare a Pietrapertosa, toccando i 120 km/h su una distanza di 1.452 metri.
Tanti motivi davvero unici per concedersi un viaggio attraverso questi due singolari e splendidi borghi lucani.

Il percorso delle 7 Pietre

Comunità Montana Alto Basento
Tel. +39 0971 499229

Comune di Castelmezzano
Tel. +39 0971 986166

Comune di Pietrapertosa
Tel. +39 0971 983002

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