Tutti i colori del Carnevale


di Valentina Cariani

Emilia Romagna, terra di cibi, sapori e Carnevali. Girovagando nelle diverse province, nel periodo tra fine gennaio e metà marzo, potete scovarne alcuni meravigliosi, da vedere almeno una volta.

Bagnacavallo (RA)
Detto il Carnevallo, si svolge la prima domenica di marzo. Tutto il paese attende il momento clou della giornata: dalle ore 14.30 per le vie del centro storico iniziano le sfilate di gruppi in maschera. L’idea di una manifestazione ecosostenibile viene rispettata dai partecipanti alle sfilate che hanno la possibilità di esibirsi a piedi o utilizzando mezzi non inquinanti. Bagnacavallo è gemellata con un paese tedesco, Neresheim, nella regione Baden Württemberg, che dal 1995 collabora con il comune di Bagnacavallo, scegliendo un tema comune che verrà poi portato al Carnevale.

Segavecchia (FC)
Il Carnevale di Segavecchia si basa su una leggenda che narra la storia di una giovane fanciulla rimasta incinta nel periodo di Quaresima che, presa da una voglia improvvisa, trangugiò un salsicciotto ancora crudo. La punizione era la condanna a morte, precisamente segata a metà. Ella per sfuggire alla sua sorte si travestì da “Vecchia”, ricoprendosi di stracci e di fango per non essere riconosciuta per le vie del paese. Non scampò comunque alla sua terribile sorte e fu condotta al patibolo, dove ad attenderla c’erano due boia che brandivano un’enorme sega da boscaiolo. Oggi la “Vecchia” viene ricostruita dai carristi che l’accompagnano al patibolo. In origine veniva trainato da due buoi, mentre oggi da moderni trattori, inoltre subisce cambiamenti ogni anno in base al tema. Il mito della Segavecchia è stato a lungo studiato ed analizzato, portando alla luce miti ben più antichi che in un qualche modo intersecano il credo della popolazione di Forlimpopoli. La Vecchia può essere infatti paragonata alla Madre Terra che nel ventre è ricca di fertilità e con il ciclo naturale della Vita-Morte, fa sì che il ciclo agricolo riprenda.

Cento (FE)
Del Carnevale di Cento si hanno notizie già dal 1600 grazie ad alcuni affreschi del famoso pittore centese Gian Francesco Barbieri detto il “Guercino”. Non si hanno documenti relativi al periodo anteriore alle guerre, ma si può affermare che proprio in quell’epoca sia avvenuto il trapasso dall’antica tradizione di soggetti fiabeschi all’adozione di mascheroni rappresentanti personaggi e atteggiamenti dell’epoca. Agli inizi del 1900 i Centesi pensarono di creare un proprio re a simbolo del Carnevale. Questo personaggio doveva rappresentare la coscienza dei suoi concittadini: nacque così Tasi, Luigi Tasini, che un tempo era realmente esistito e stimato. La festa ha mantenuto i connotati della manifestazione tipicamente locale sino alla fine degli anni ‘80 quando è iniziata una vera e propria rivoluzione. Ivano Manservisi, il patron, nel 1990 ha preso in mano le redini del Carnevale facendogli compiere passi da gigante, fino a portarlo ai vertici internazionali grazie anche al gemellaggio con il Carnevale di Rio de Janeiro, il più famoso del mondo.

San Giovanni in Persiceto (BO)
Anche nel Carnevale Persicetano ci sono sfilate di carri allegorici, gruppi mascherati e costumi coloratissimi, ma la caratteristica che distingue questa manifestazione carnevalesca dalle altre è l’esecuzione dello “Spillo, o meglio “al Spéll”, termine dialettale che nel contesto del Carnevale Persicetano va ad indicare gli effetti speciali mediante i quali il carro subisce una metamorfosi, una vera e propria trasformazione, che dischiude e rende manifesto il suo significato allegorico nascosto. I carri si presentano in piazza camuffati e qui ad uno ad uno si trasformano quasi completamente, “dischiudendosi” e svelando così la propria allegoria. Per mezzo di ingegnosi meccanismi nascosti appaiono forme nuove, più brillanti colori, maschere e personaggi che recitano una breve pantomima, il tutto accompagnato da una studiata colonna sonora.

Pieve di Cento (BO)
Le origini del carnevale di Pieve di Cento risalgono a metà dell’Ottocento. Si trattava di una festa organizzata dalla Sozietè dal Zàss, a cui apparteneva anche Angelo Gessi. Proprio con loro c’era Berba-Spein, che oggi è la loro maschera. Berbaspén si dice fosse un mendicante che la Sozietè dal Zàss (La società Gessi) portava in giro su una portantina durante il carnevale. Si trattava di una figura certamente caratteristica: con ogni probabilità aveva una barba tutt’altro che curata e doveva essere senz’altro simpatico oltre che mangiatore e bevitore.Un altro Carnevale che consigliamo di non farvi scappare è quello di Casola Valsenio (RA) che con i suoi carri allegorici di gesso attira migliaia di visitatori.

Come per ogni Carnevale che si rispetti non possono mancare, direttamente dal ricettario emiliano romagnolo, le sfrappole: dolci a base di farina, uova, con una spolverata di zucchero a velo.
Le tagliatelle dolci fritte segnano l’arrivo del Carnevale; vengono preparate con l’impasto delle comuni tagliatelle all’uovo al quale vanno aggiunti zucchero e limone.
Come ultimo dolce tipico di Carnevale vi segnaliamo le castagnole, tipiche della Romagna, ma preparate un po’ in tutta Italia: si tratta di frittelle con un interno soffice e che ricordano la forma della castagna.

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