Bati Marso la tradizione che scaccia l’inverno


di Alessandra Tutino

Il Veneto è una regione che non dimentica il suo legame con la terra, i riti e le tradizioni contadine. Una delle usanze più antiche è il “Bati Marso” o “Batar Marso” che si celebra l’ultimo giorno di febbraio.

“More veneto”, secondo l’uso veneto

Una data coincidente con l’antico Capodanno della Serenissima Repubblica di Venezia che, nonostante l’introduzione del calendario gregoriano, continuò a dividere l’anno in 10 mesi, tanto che nei documenti ufficiali le date riportavano la dicitura “more veneto”, cioè “secondo l’uso veneto”.
Il 1 marzo, oltre che l’inizio dell’anno nuovo, segnava in Veneto anche l’inizio della vita contadina e la ripresa del lavoro dei campi ma la terra, secondo ancestrali credenze, necessitava di essere risvegliata dal letargo del gelido inverno. Da qui l’usanza di “Batar Marso”, ovvero fare un grande baccano per chiamare la primavera e destare la terra.

In onore del dio Marte

Una celebrazione pagana della vita, che si rifaceva ai riti ben più antichi che i Salii, sacerdoti di Marte, compivano in onore del loro dio.
Tutto doveva gioire nei primi giorni di questo mese, per questo già di buon mattino le persone partivano a passo svelto cantando rime propiziatrici e battendo vecchie pentole, per aiutare la primavera a scacciare l’inverno. Era un momento di festa per il mondo contadino: chi poteva interrompeva il lavoro e formava un festoso corteo che, cantando, bussava a tutte le porte per farsi offrire i dolci preparati nei giorni precedenti. Un vero rito propiziatorio, che celebrava l’arrivo della bella stagione ed il lasciarsi un altro duro inverno alle spalle.

Il “rogo” della Quaresima

Il “Bati Marso” non era però l’unico rituale contro la cattiva stagione: nello stesso mese, a metà quaresima, le popolazioni rurali solevano “Brusar la Vecia”, ovvero condannare al rogo un fantoccio che rappresentava la stagione passata; le fiamme cancellavano così le miserie patite e portavano, al contempo, l’augurio di un futuro luminoso.
Tradizioni ancestrali che hanno attraversato i secoli e ancora oggi vengono mantenute in vita in tutto il Veneto. Ad esempio il “Bati marso” è molto sentito a Montecchio Maggiore (VI) dove la prima domenica di marzo, sotto l’egida della Pro Loco e il patrocinio del Comune, due cortei in costume partono da Corte delle Filande e da via Parri per incontrarsi in piazza Marconi. Qui si apre la festa, allietata da canti, musiche e piatti della tradizione.
San Giovanni Lupatoto (VR) celebra la tradizione l'ultima sera di febbraio: gli osadori (urlatori) partono da punti diversi del paese e in corteo, sbattendo pentole, bidoni e coperchi, convergono in piazza, dove attendono le autorità.
A Piazzola sul Brenta, nella piazza antistante Villa Contarini, la prima domenica di marzo si “Brusa la Vecia”, evento tradizionale di inizio marzo, accompagnando la serata di festa con vin brulè, cioccolata calda, dolcetti e fuochi d’artificio.

Il “processo a La Vecia”

A Treviso il Gruppo Folcloristico Trevigiano organizza a metà Quaresima il “Processo a La Vecia”, di cui si hanno notizie fin da fine ‘800. Oggi il rituale si compie a Ponte Dante, dove viene allestito il palco su cui si consuma un vero e proprio processo alla vecchia signora colpevole di tutti i guai della città: il parroco, “el sior piovan”, impartisce la benedizione, subito dopo si accende il falò, per vedere la direzione delle faville e pronosticare il futuro. La “Vecia” viene quindi issata sulle acque del fiume Sile, in cima al rogo, per essere bruciata non appena terminato il processo e data lettura del testamento. E, malgrado l'impegno dell'avvocato difensore, la “Vecia” finisce sempre e immancabilmente tra le fiamme.

INFORMAZIONI TURISTICHE:
www.unpliveneto.it

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