Campi Flegrei tra miti, mare e vulcani


 

Informazioni Turistiche:
Pro Loco Pozzuoli
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Via A.M. Sacchini 17 - Pozzuoli

 

Pro Loco Città di Bacoli
+39 379 103.08.85
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Via Miseno c/o Villa Comunale - Bacoli

 

Pro Loco Monte di Procida
366.744.02.63
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di Giulia Nappi

Con un territorio di circa 8.000 ettari, 4 laghi, due riserve naturali e una marina, la zona custodisce e offre sorprendenti tesori dell’archeologia. Dalla Grecia a un’isola ancora selvaggia del Tirreno, un giorno di quasi 3.000 anni fa dei marinai attraversarono il Mediterraneo. “Pithecusa” chiamarono quell’isola e da lì, qualche decennio dopo, si spostarono sulla costa di fronte per fondare un centro che nominarono “Kyme”, “onda”. Sembra l’incipit di un romanzo salgariano, eppure questa è la storia.

Terra di acqua e di fuoco

Così è cominciata, nell’VIII secolo a.C., la storia di questa terra di acqua e fuoco a nord di Napoli, famosa per i tesori dell’archeologia e per i fenomeni vulcanici e per questo conosciuta sin dall’antichità con il nome di “Campi Flegrei”, “campi ardenti”. Prima dei Greci, questa costa lambita dal Mar Tirreno è stata dominata dagli spasmi e dai rigurgiti della terra, con esplosioni vulcaniche che hanno forgiato promontori di tufo e bassi crateri, generato fumarole e acque sulfuree. Con un territorio di circa 8.000 ettari, 4 laghi, due riserve naturali e una riserva marina, la zona custodisce e offre sorprendenti tesori dell’archeologia. Punto di partenza di questo itinerario che accontenta viaggiatori e turisti è Pozzuoli, il centro più grande e vicino a Napoli. La città, che nell’età dell’impero romano ha funto da porto principale dei commerci di Roma nel Mediterraneo, oggi è ancora un centro vivace, dotato di collegamenti veloci e frequenti con le isole del golfo e ricco di tesori archeologici.

La roccia affacciata sul mare

Domina la città il promontorio di Rione Terra, la rocca affacciata sul mare dove sorse la colonia romana di Puteoli. Oggi lo scavo archeologico è fruibile attraverso un percorso museale potenziato da allestimenti multimediali che ci permettono di entrare nei cardi e decumani della città romana, tra le botteghe e gli abitanti dell’epoca, e di giungere fino al Capitolium, il tempio maggiore. Inglobato all’interno della seicentesca Cattedrale, l’edificio è tornato alla luce grazie a un restauro che ha restituito parte del peristilio e il volume del sacello pagano, mantenendo inalterato il sacro edificio dedicato al martire San Procolo. La città, infatti, fu precocemente convertita al Cristianesimo dall’arrivo di San Paolo nel 61 d.C. e nei primi secoli della cristianità fu luogo di martíri e di coraggiose testimonianze di fede.

I martiri

Nell’anfiteatro Flavio della città, terzo per grandezza conservato in Italia, furono condotti San Gennaro e i seguaci della nascente chiesa locale, Procolo, Sossio, Festo, Desiderio, Eutiche e Acunzio. Gli uomini dovevano essere sbranati dalle bestie dell’anfiteatro ma il tentato martirio non andò a buon fine, furono allora portati presso il vulcano Solfatara dove, decapitati, vennero uccisi. Su quel luogo è sorta una chiesa, San Gennaro alla Solfatara, che ogni 19 settembre è teatro di un miracolo: nella festa liturgica del Santo Martire diventa rossa la pietra dove questi adagiò il capo prima di morire. Questa storia è narrata pittoricamente nella Cattedrale di Pozzuoli con le opere d’arte di Giovanni Lanfranco, Artemisia Gentileschi, Jusepe de Ribera e gli altri importanti artisti del Seicento che decorarono il presbiterio della chiesa.

Macellum, il mercato romano

Sempre a Pozzuoli ma poco distante dal mare è invece l’antico Macellum, il mercato romano dei generi alimentari, meglio conosciuto come “Serapeo” dallo storico rinvenimento della statua del dio orientale Serapide. Oltre che per la sua monumentalità, il sito è diventato un’icona per il fenomeno del bradisismo flegreo, le periodiche oscillazioni verticali del suolo hanno infatti lasciato il segno sulle colonne della struttura, vistosamente erose dai litodomi, i “datteri di mare”. Proprio la natura vulcanica di questa terra è stata complice della conservazione del patrimonio archeologico.

Baia, il complesso delle Terme

A Baia, antica località balneare romana oggi parte del comune di Bacoli, si affaccia sul mare il mastodontico complesso delle Terme, un parco archeologico sviluppato su più livelli nel corso dell’età imperiale romana, inglobando e trasformando complessi residenziali e termali privati. Altri resti di ville e aree portuali invece dormono sott’acqua e si possono ammirare a una profondità di 7 metri tra Punta Epitaffio e Punta del Castello in visite guidate su natanti attrezzati o facendo snorkeling. Le statue in marmo che ornavano il ninfeo di Baia e le altre meraviglie emerse sotto queste terre e queste acque sono tutti custoditi all’interno del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, l’istituto culturale più rappresentativo della storia e dell’arte di questo sorprendente territorio, allocato all’interno della prestigiosa sede del castello di Baia, fatto costruire in posizione strategica sull’intero golfo da re Alfonso II d’Aragona alla fine del Quattrocento.

La Piscina Mirabilis

Sempre a Bacoli ma nascosta alle spalle del Lago Miseno, si trova la più grande cisterna dell’antichità. La Piscina Mirabilis, come la denominarono i viaggiatori del ‘700, è una struttura dalla capacità di 12.600 m³, fu costruita nel I secolo d.C. come punto di sbocco dell’acquedotto del Serino e serbatoio per le attività del porto romano. Con i suoi 48 pilastri che scandiscono lo spazio in cinque profonde ed alte navate, la Piscina appare come un’immensa e misteriosa cattedrale sommersa. Dai possenti resti dell’archeologia alla grazia e all’armonia delle residenze settecentesche, come quella che si trova sul Lago Fusaro, un bacino di natura vulcanica. Il delizioso villino a pianta circolare che si erge sullo specchio d’acqua sembra la casa di una fata, in realtà questa residenza fu realizzata nel 1782 da Carlo Vanvitelli su richiesta di re Ferdinando di Borbone, che qui amava ritirarsi per dedicarsi alla pesca. La Casina Vanvitelliana, come è propriamente conosciuta, si trova a Bacoli, in un parco che abbraccia l’isolotto settecentesco restituendo immutata l’atmosfera dei tempi passati.

Cuma e la Sibilla

La storia abbraccia il mito a Cuma, nel punto più estremo e sabbioso di questa affascinante costa. Su una collina alta 300 metri e affacciata sul mare, resistono i resti dei templi di Giove e di Apollo, quest’ultimo, secondo la leggenda riportata da Virgilio nell’Eneide, fondato dai Greci seguendo il volo delle colombe del dio. È un posto magico. Soprattutto presso l’antro della Sibilla, una galleria scavata nel tufo probabilmente a scopo difensivo ma passato alla storia come il luogo dove la mistica sacerdotessa del dio Apollo avrebbe patrocinato al pio Enea il suo destino di fondatore di Roma.

Archeologia e natura

Per le peculiarità geologiche, per le bellezze naturali, per l’eccezionale patrimonio archeologico i Campi Flegrei rappresentano uno degli attrattori turistici di punta della Campania. Una vocazione al turismo che è documentata sia dai diari di viaggio e dalle cronache degli avventori del ‘500 che dalle testimonianze della lunga e fortunata stagione del Grand Tour settecentesco. Un appeal che non è tramontato. L’eco dei fasti antichi ancora si percepisce davanti alla bellezza del paesaggio marino.

Il nocchiere di Enea

A Capo Miseno, un promontorio che fronteggia le isole vulcaniche di Procida, Vivara e Ischia, leggendariamente associato alle vicende del nocchiere di Enea che sarebbe stato qui sepolto. O all’isolotto di Punta Pennata che ancora mantiene la denominazione di quando era una penisola, prima di tuffarsi definitivamente in mare durante un maremoto nel 1967. Mare, natura, archeologia, sapori e tradizioni: i Campi Flegrei offrono tutto.

Il dialetto puteolano

C’è un aspetto che non si vede né si tocca nell’area flegrea che tanto dice della cultura e del vivere su questa costa nei secoli. È il dialetto puteolano. Un idioma a tratti astruso, che nasce dal dialetto napoletano ma si apre e si stringe nei suoi fonemi dopo aver assorbito nel tempo il contatto con popoli e lingue diverse. Un po’ come in tutti i posti di mare, un po’ come nei posti di mare campani che nei secoli si sono mantenuti fedeli alla vocazione marinara e peschereccia. Da Pozzuoli a Miseno si vive di mare. Di pesca, soprattutto l’itticoltura dei mitili e dei frutti di mare, di ricettività turistica, di ristorazione. L’accoglienza turistica è targata UNPLI con i volontari delle numerose Pro Loco della zona.

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