Le dame, i cavalieri, l’armi e gli amori…


di Silvia Pluchinotta

Dal 2008 l'Opera dei Pupi è iscritta tra i patrimoni orali e immateriali dell'umanità UNESCO. Si tratta del primo patrimonio italiano a esser inserito in tale lista. L'opera dei pupi nella forma che conosciamo oggi si sviluppò alla fine dal 1700, affermandosi in maniera particolare in Italia meridionale e soprattutto in Sicilia tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900 e rappresentando  in  maniera “creativa” la rivolta delle classi sociali più basse.

La conquista del cuore della bella Angelica, le gesta epiche di Orlando e Rinaldo fino ad arrivare al traditore Gano di Magonza: sono questi i principali protagonisti dell’Opera dei Pupi, un particolare tipo di teatro delle marionette la cui storia inizia oltre 100 anni fa.

La storia

C’è una differenza notevole tra i pupi siciliani e le classiche marionette: i primi si distinguono per la loro peculiare meccanica di manovra e per il repertorio, costituito quasi interamente da narrazioni cavalleresche derivate da romanzi e poemi del ciclo carolingio.

Grazie a particolari accorgimenti meccanici i pupi siciliani riescono ad avere movimenti rapidi e decisi e a replicare sulla scena duelli e combattimenti, parti centrali di tutte le storie. Per l’animazione dei pupi non si utilizzano, infatti, molti fili, ma le articolazioni vengono mosse grazie ad un’asta metallica. Questo piccolo accorgimento, è considerato una grande modernizzazione delle esibizioni e i movimenti dei pupi risultano molto veloci e realistici.

Il cuntu dei cuntastorie

Come già accennato, le narrazioni dell’Opera dei Pupi vertono principalmente su storie cavalleresche che hanno come protagonisti i personaggi dell’Orlando Furioso, storie molto conosciute dai siciliani, grazie al racconto dei “cuntastorie” che animavano le piazze. Tradizionalmente, ogni ciclo cavalleresco veniva rappresentato nell’Opera dei Pupi in molte puntate, che si susseguivano di serata in serata, collegate attraverso un sapiente meccanismo di interruzione dell’azione ereditato dal cuntu dei cuntastorie e finalizzato a far tornare il pubblico il giorno seguente. Quando sul palco avvenivano i combattimenti, poi, il pubblico partecipava allo spettacolo tifando animatamente per gli eroi in scena, rendendo piacevole e folkloristico uno spettacolo che poteva durare anche ore!

In Sicilia esistono due “stili”, dell’Opera dei Pupi: quello palermitano  e quello catanese.
Le due tradizioni differiscono per dimensioni e peso dei pupi, per alcuni aspetti della meccanica e del sistema di manovra, ma soprattutto per una diversa concezione teatrale e dello spettacolo, che ha fatto sì che nel catanese si affermasse un repertorio cavalleresco ben più ampio di quello palermitano e per molti aspetti diverso.

“’U scannappoggiu” e  i “pruituri d’a ritta e d’a manca”

Nell’Opera catanese i Pupi sono alti un metro e trenta centimetri, a differenza di quelli palermitani molto più piccini, pesano circa 35 chili e vengono animati dall’alto di un ponte posto dietro i fondali, chiamato “’u scannappoggiu”, con i “pruituri d’a ritta e d’a manca”che, da destra e da sinistra, porgono i pupi ai “manianti” per metterli in scena, poggiando i piedi su una spessa tavola di legno sospesa a circa un metro da terra, detta“‘afaddacca”. Nel centro storico di Catania, vicino al Castello Ursino e al mercato della Pescheria esiste un’antica bottega dove di generazione in generazione vengono tramandati i “saperi della mano” e le regole di mestiere che consentono la realizzazione di tutti gli oggetti di artigianato artistico legati alla tradizione dell’ Opera dei Pupi catanese.

La Compagnia marionettistica dei Fratelli Napoli

È il teatro dei pupi della compagnia marionettistica dei Fratelli Napoli, la famiglia di pupari catanesi che dal 1921  ha incantato e continua a incantare grandi e piccini.

In questo luogo magico i Pupi prendono vita e la loro realizzazione comprende una complessa serie di competenze che va dall’intaglio dei pezzi del busto alla scultura e pittura della testa, dalla lavorazione dell’armatura ai lavori di sartoria.

Di generazione in generazione

È un’arte che nella famiglia Napoli si tramanda da più generazioni. Pippo Napoli aveva appreso fondamenti e tecniche di questa particolare forma di artigianato dagli antichi maestri ramaioli che nei primi decenni del Novecento sbalzavano le armature dei pupi da teatro, alti fino a 1,30 m.

Anelli, bracciali e armature

Di questi Pupi ormai secolari, l’unico "mestiere" rimasto integro e completo è oggi custodito gelosamente dalla famiglia Napoli. Fiorenzo Napoli ha appreso dallo zio Pippo le regole dell’arte e le ha ulteriormente perfezionate attraverso una ricerca personalissima che gli ha consentito di abbinare raffinate lavorazioni di oreficeria alle tradizionali tecniche di sbalzo con palo e puntiddi.

Questo patrimonio di conoscenze è stato raccolto da Davide Napoli, che oggi, insieme a suo padre Fiorenzo, costruisce le armature. Collaborano in bottega anche Alessandro Napoli per l’imbottitura e la foderatura dei busti e Agnese Torrisi Napoli per la realizzazione dei costumi.

Anelli, bracciali, collane e orecchini vengono, quindi, lavorati interamente a mano con gli stessi procedimenti delle armature dei pupi. Altri oggetti realizzati in questo modo sono quadri a sbalzo di tema epico – cavalleresco e surreali maschere in metallo.

I fondali e i cartelli

Il teatro dei Pupi catanese ha dato origine anche a due importanti filoni di artigianato pittorico: quello delle scene, cioè i fondali in tela usati per gli spettacoli, e quello dei cartelli, cioè i manifesti pubblicitari su carta da imballaggio affissi ogni sera per reclamizzare lo spettacolo.

Intensa è l'attività artistico-teatrale che, da quasi un secolo, la famiglia Napoli svolge in Sicilia e in giro per il mondo. Nel loro repertorio, oltre a proporre spettacoli con recita a soggetto basati sulla tradizione degli antichi canovacci, sono presenti anche testi nei quali una moderna drammaturgia dell'Opera dei Pupi tiene conto delle regole tradizionali della messinscena.

Condividi questa notizia