Il canto a braccio, i pastori-poeti improvvisatori


di Gabriele Di Francesco

 

A Poggio Cancello i pastori cantano all’aperto mentre le pecore ondeggiano tra i campi, brucando: cantano i paesani specie quando il freddo li rinchiude nell’osteriola: il ceppo ardente nel caminetto antico, e i boccali di vino in fila sul tavolo! Di Poggio Cancello, o di lì provenienti, sono i poeti romaneschi Nazzareno De Angelis, celeberrimo cantante, Antonio Camilli e Ascenzio De Angelis”.
Così scriveva Ettore Veo in Osterie romane (Milano, Ceschina, 1949, pp. 117-124) raccontando le glorie del Canto a braccio in ottava rima dei poeti pastori improvvisatori di rime a contrasto, cioè in sfida con altri. Manifestazioni che dimostrano la grande cultura dei pastori. Spesso illetterati, molti di essi recitavano a memoria la Divina Commedia e i grandi poemi cavallereschi del Rinascimento: i Reali di Francia e il Meschino, cioè quel Guerin Meschino di Andrea da Barberino che ne narra traversie ed avventure innumerevoli finanche nell’antro della mitica, bellissima e orrida Sibilla appenninica, che ammaliava gli umani con le sue arti seduttive.

La storia

Molti dei pastori avevano e hanno nomi di eroi poetici ed erano abituati alla poesia fin dalla più tenera età. Il Canto in ottava rima è un patrimonio che ancora sopravvive, pur nelle rovine dei terremoti e dello spopolamento dei paesi. Sulle rive del lago di Campotosto, a dispetto della faglia che sta a mostrare tutta la fragilità umana, la voglia di poesia e canto a braccio c’è ancora oggi, quasi a ricreare quell’Arcadia pastorale che esaltava l’ecologia e la vita sui monti e nei campi e che tanto colpiva l’immaginazione degli stranieri che sui sentieri della transumanza compivano il Grand Tour.

La sfida in ottava rima

Poggio Cancelli, (1326 mt. slm, a nord de L’Aquila tra il Lazio e il parco teramano del Gran Sasso e della Laga), territorio di grande bellezza, ha visto svilupparsi e perdurare il canto in ottava rima fino ai giorni nostri. L’ultima tenzone, che di vera tenzone cavalleresca si tratta, risale al 2018, quando è stata organizzata di nuovo una gara proprio a Poggio Cancelli voluta dall’associazione Radici Pojane (https://radicipojane.wordpress.com/) con il sostegno di Nando Giammarini, e Livio De Angelis, nipote del grande poeta estemporaneo di Poggio Cancelli Paolo De Angelis.

La forma poetica

Non è stata l’unica gara recente (http://www.cantoabraccio.it/festival/2014/2014.htm), ma è un patrimonio immateriale che ancora è vivo e andrebbe meglio salvaguardato. Tale forma poetica si è diffusa nei secoli con la transumanza nella Campagna Romana - mèta più comoda e redditizia rispetto alla Puglia - ed è approdata per aprirsi al mondo nella Roma dei vicoli, dove i nostri pastori si sfidavano in rime sorprendenti come quelle che si propongono, di due poeti di Poggio Cancelli:

“Invece lo mio Abruzzo è prepotente/ sembra davvero quale tela astratta/se lo vedi d’inverno è veramente/opra grandiosa, sembra un mar di ovatta/tu mi capisci che sei inteliggente/là la nostra natura è ancora intatta” (Adriani Rinaldo, agosto 1978).
...o bel paese/poiché la fama tua nel mondo è spanta/parlar di te moltissimo s’intese/in te virtù dà frutto a buona pianta/ sono venuto vi rendo palese/quando si nasce s’improvvisa e canta/l’usanza che c’è a Poggio Cancelli/vi saluta davvero Romanelli"(Romanelli Edilio, agosto 1978).

"Al vicolo del Gallo, tra Campo de’ Fiori e Piazza Farnese, c’è la Trattoria Nostra (...) dicono a buon diritto i nativi di Poggio Cancello, residenti a Roma. (...) Qui si danno convegno (...) i nati e gli oriundi del paesello abruzzese il quale, nonostante la sua piccolezza, ha un’infinità di figli sparsi per il mondo (..) e compagna desiderata di essi è – indovinate un po’ – la poesia!
www.gransassolagaich.it/ espressioni-orali-e-linguistiche/ilcanto-a-braccio/

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