Le fabbriche del salterello – i Ddu bottë


Nella foto il maestro Adorino Graziani in costume abruzzese suona il suo Ddù Bottë accompagnato alla zampogna da Carlo Amoroso.

di Gabriele Di Francesco

Ci sono riti nella tradizione popolare abruzzese che hanno il loro fulcro imprescindibile nella musica, generalmente molto ritmata anche con l’aiuto di una grancassa, un tamburo e piatti, che sarebbe però priva di significato e di valore se non fosse centrale la presenza di uno strumento, lu ddu bottë, o organetto diatonico, idoneo a dare corpo alla musica, rafforzare la parte melodica e anticipare la narrazione che si esprime con il canto.

La musica corposa e altalenante

È la sua musica a volte corposa e cantilenante, che accompagna i canti di questua come il Sand’Andonie, altre volte allegra con un pizzico di ironia, come nel caso dei sempre più rari cantastorie di piazza o di fiera paesana, ancora nostalgica e dolcissima nella serenata (ma è un rito tutto musicale!) de La partenza della sposa, sfrenata e ossessiva in un crescendo anticipatore di un orgiastico salterello abruzzese.

Gli organetti diatonici

Sono gli organetti diatonici a dare espressione alle emozioni profonde, ancestrali e paganamente religiose. Sono i veri strumenti della festa popolare e della socialità di relazione. Diffusi per quasi tutta la Penisola, ritrovano in Abruzzo la loro patria di elezione, il luogo in cui questi strumenti musicali si fabbricano e si provano ancora. Sono pochissimi abili artigiani, ma oserei dire veri artisti, che ancora realizzano gli organetti diatonici assemblando con precisione legni pregiati e carta, ance metalliche calibrate e tasti o bottoni per emettere il soffio musicale con la giusta tonalità. L’organetto o, secondo gli abruzzesi, ddù bottë, è quindi una fisarmonica diatonica. La versione più diffusa nella nostra regione è quella a due bassi, da cui il nome. È con buona sostanza un aerofono a compressione in cui l’aria viene compressa e incamerata mediante un mantice azionato dal suonatore, che è il corpo mobile dello strumento. L’aria fa vibrare delle ance metalliche che producono il suono. La caratteristica principale del nostro strumento è che ad ogni tasto corrispondono due suoni (bitonico).

Con un corpo unico di madreperla

È realizzato in diversi tipi di legno o compensato, assemblando in un unico corpo colorato e traslucido di madreperla, con trafori ad arabesco, tre parti fondamentali: il mantice, fatto di cartone a soffietto opportunamente piegato con una pressa e dimensionato secondo la grandezza dello strumento; la cassa dei bassi che contiene le ance metalliche dei bassi; la cassa del canto con relative ance di canto. Caratteristici sono dell’organetto i tasti realizzati con bottoni di madreperla. Come scrive Giannattasio (L’organetto. Uno strumento musicale contadino dell’era industriale, Bulzoni, Roma, 1979) esistono diversi tipi di organetto, a due, quattro, otto e dodici bassi, ma il modello più diffuso è il due bassi detto Abruzzese, appunto il Ddù Bottë. Proprio in Abruzzo ed in particolare nell’area del teramano, si costruiscono organetti che porteranno in giro l’allegria per la maggior parte delle regioni d’Italia. Tre sono le fabbriche storiche e ancora funzionanti: la Premiata Fabbrica d’Armonici, Cav. Giuseppe Janni & figli, che, a Giulianova, in provincia di Teramo, produce organetti diatonici dal 1882, la Fabbrica organetti abruzzesi, Cav. Della Noce, attiva a Teramo e “La casa dell’organetto” di Mario Ciarcelluti di Penne (oggi in provincia di Pescara, un tempo teramano).

Il folk revival

Dagli anni Settanta l’organetto diatonico è tornato all’attenzione popolare in una sorta di folk revival riscoperto dalle giovani generazioni ed esploso in gare musicali in cui l’abilità del suonatore va di pari passo con la professionalità dei costruttori. Si sottolinea l’abilità di artigiani che approntano strumenti perfetti seguendo le linee tipiche della tradizione, capaci di sonorità che ben si adattano alle popolari nenie ritmate, alle narrazioni, alle fughe virtuose e alle sarabande vorticose di sempre più rapido passo di saltarelli o saltarelle abruzzesi. Danze rituali di origine Italica presenti in varie regioni d’Italia. Per l’Anselmi (Documenti dell’Abruzzo Teramano, vol. III, Carsa, 1991) rientrano tra le danze di corteggiamento amoroso, forse anche a sfondo sessuale, invocazioni a divinità bucoliche, a Cerere magari, cui si chiedeva il risorgere della natura, il riscatto della giovane Proserpina dal profondo dell’Ade a fini generativi e di fertilità dei campi. I costruttori di Ddù Bottë alla luce di queste interpretazioni possono dunque ben definirsi i felici fabbricanti del saltarello, dell’amore.

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