Re Artù al Duomo di Modena


di Valentina Cariani

E se Re Artù, il leggendario condottiero britannico, fosse passato per la splendida Modena? Modena, terra satura di storia, sapori e natura, sorta lungo la storica via Emilia, fu insediamento etrusco, poi gallico e colonia romana. La sua cattedrale, la Torre Civica e Piazza Grande sono dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

La storia

Il Duomo di Modena risulta essere tra i maggiori monumenti della cultura romanica in Europa. Fondato il 9 Giugno 1099 e dedicato a Santa Maria Assunta, viene chiamato “La Casa di San Geminiano”, Vescovo e Patrono di Modena, morto nel 397, di cui ne custodisce le spoglie. L’architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo realizzarono la cattedrale in una sintesi fra la cultura antica e la nuova arte lombarda. Dalla fine del 1100 sino al 1300, il cantiere fu proseguito dai Maestri Campionesi.

La Porta della Pescheria

Una delle sue porte d’ingresso, precisamente quella della Pescheria, è avvolta nel mistero. Diverse sono state le interpretazioni; inizialmente si parlava di una raffigurazione di discesa di Carlo Magno nei territori modenesi, ma in realtà partendo da sinistra vi si possono leggere questi nomi: Isdernus, Artus de Bretani, Burmaltus, Winlogee, Mardoc, Carrado, Galvagin, Galvariun e Che. Trasponendo gli stessi nel linguaggio corrente potrebbero essere: Sir Ivano, Artù di Bretagna, Burmalt, Ginevra, Mardoc, Carados, Sir Galvano, Sir Galleron di Galway e Sir Kay, tutti personaggi della saga di re Artù. La Porta della Pescheria, così chiamata perché si trovava vicino al banco in cui era venduto il pesce, assumeva una funzione fondamentale in quanto rappresentava l’entrata del popolo all’interno del Duomo.

Oggi tutti conoscono Artù ed i cavalieri della tavola rotonda, alla ricerca del Sacro Graal, ma come lo potevano conoscere all’epoca a Modena? 

Matilde di Canossa

La “Historia Regnum Britanniae”, primo libro che racconta il mito è stato scritto da Goffredo di Monmouth, in un periodo compreso tra il 1136 ed il 1138, quindi anni dopo la costruzione della porta. Una delle probabili risposte potrebbe essere legata a Matilde di Canossa, all’epoca la donna più potente nel territorio emiliano. Possedeva i territori al confine tra il potere imperiale del nord e quello papale del sud. Il Duomo di Modena fu ampiamente voluto dalla stessa Matilde, presente alla posa della prima pietra nel 1099.

Alla sue corte giungevano spesso cantori franco-bretoni che erano soliti narrare le vicende di Re Artù, secoli prima che venissero poste per iscritto. La storia rappresentata sulla porta potrebbe essere letta come un’allegoria della conquista di Gerusalemme, qui impersonata da Ginevra, con Artù ed i suoi cavalieri nella parte di Goffredo di Buglione e dei Crociati. Il fatto che però Artù non sia indicato come sovrano avvalla ulteriormente l’ipotesi che il racconto è giunto in Italia, a Modena in particolare, in forma orale prima che scritta, dato che solo con la Historia Regnum Britanniae si inizia a definire Artù come sovrano.

I cavalieri della Tavola Rotonda

Un’altra coincidenza avvolge ulteriormente di mistero la Porta della Pescheria. Nella Basilica di San Nicola a Bari, sulla Porta dei Leoni (o Porta degli Otto Cavalieri) viene narrata la stessa scena con otto cavalieri, quattro per lato, che danno l’assalto ad una città con un castello turrito. L’epoca è coincidente a quella della porta della Pescheria. Che dietro tutta questa storia ci sia una razionale spiegazione o no, ciò che lascia una piacevole sensazione è il pensiero che, di tutti i paesi dove la leggenda era ben più nota, sia ancora una volta l’Italia a conservare, tra i tanti, questo tesoro.

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