Geraci Siculo, il gioiello delle Madonie


di Silvia Pluchinotta

Un piccolo e preziosissimo gioiello medioevale racchiuso nel cuore del Parco delle Madonie. Un luogo incantato, sulla cresta di un promontorio, dove il tempo sembra essersi inesorabilmente fermato.  A Geraci Siculo, inserito nel club dei Borghi più belli d’Italia, tutto parla del suo passato. Dalle viuzze tortuose, ai magnifici edifici medioevali fino ai ruderi dell’antico castello dei Ventimiglia che, arroccato su uno sperone di roccia, offre una vista mozzafiato. Anche il nome, di origine greca (da Jerax, avvoltoio), ricorda la sua antica origine di luogo fortificato, una impervia rocca sorvolata da uccelli rapaci. Ma è il suo passato di Capitale della Contea dei Ventimiglia - che racchiudeva tutte le Madonie e parte dei Nebrodi - ad aver lasciato un patrimonio ricchissimo di usi, costumi e tradizioni che si tramandano da secoli.

La Giostra dei Ventimiglia

È proprio il passato di Capitale della Contea dei Ventimiglia all’origine di quella che può definirsi la manifestazione più importante per il piccolo borgo madonita: la Giostra dei Ventimiglia, inserita nel calendario Grandi Eventi della Regione Sicilia. L’evento vuole fare rivivere i fasti della contea appartenuta alla nobile famiglia che nel Medioevo ha governato gran parte del territorio siciliano.
La manifestazione si svolge, solitamente, la prima settimana di agosto e rievoca alcuni dei fatti più importanti avvenuti all’epoca dei Ventimiglia, come il matrimonio del conte Francesco con la contessa Costanza Chiaromonte, figlia del conte di Modica, avvenuto nell’anno 1315 che aveva l’obiettivo di unire le più influenti casate del tempo. Un vero e proprio viaggio nella storia attraverso sfilate in costume, esibizioni di falconeria, cucina e rappresentazioni medievali di musici e sbandieratori, esibizioni di cavalli d’alta scuola, incontri culturali, ricostruzione d’ambienti ed esposizione di prodotti tipici. In ultimo, gli attesissimi giochi cavallereschi in cui i Cavalieri dell’Antica Contea di Geraci danno prova delle proprie abilità equestri sfidandosi con lealtà e destrezza nella giostra del saraceno, nella giostra degli anelli e, alla fine, in quella della rosa.

 “A Carvaccata di Vistiamara”

In tempi più moderni Geraci Siculo si è attestato come un paese dedito all’agricoltura e alla pastorizia e, infatti, tra gli eventi più importanti che si svolgono a Geraci Siculo, è impossibile non annoverare la “Carvaccata di Vistiamara” (Cavalcata dei Pastori). Ogni anno, la terza domenica di luglio, i pastori di Geraci si riuniscono per una piccola cerimonia religiosa in segno di ringraziamento per la particolare predilezione dimostrata da Dio verso i pastori, ma è ogni 7 anni che si svolge l’evento più sontuoso e sentito.

Si hanno notizie della Cavalcata a partire dal 1643, ma si suppone che la festa si realizzasse anche prima.

La manifestazione si articola in una grande sfilata di pastori vestiti con i tradizionali costumi, che attraversano tutto il paese montando cavalli riccamente bardati. La sfilata, preceduta da un araldo trombettiere con il suo stendardo, parte dalla casa dell’anziano “Cassiere” e rispetta nei suoi particolari, quello che viene considerato l’ordinamento patriarcale che reggeva le comunità nomadi vaganti: sfilano prima i ragazzi, poi i giovani, quindi gli uomini maturi, infine i più anziani tra i quali spicca, appunto, la figura del "Cassiere" un tempo capo della comunità. Ogni partecipante regge con la mano sinistra “l’offerta”: i più giovani offrono cavallucci e colombine fatti di caciocavallo che pendono da un cerchio di legno riccamente adornato con nastri e merletti; gli uomini offrono dei fasci di ceri; gli anziani i principali paramenti sacri, infine, il Cassiere porta “L’Antisfera”

È una manifestazione molto interessante e particolarmente sentita che, speriamo, di rivivere presto, dal momento che l’ultima volta si è svolta nel 2011 e non si hanno notizie in merito alla prossima edizione.

Il “fuso” e la “conocchia”

Molte delle tradizioni di cui era ricco Geraci Siculo sono andate perdute, per via del progressivo spopolamento e dell’inesorabile dilagare della modernità, ma sono ancora vivi usi e costumi di un patrimonio immateriale impresso nella cultura di ogni geracese. Le donne anziane di Geraci, ancora oggi, filano la lana con il “fuso” e la “conocchia” per la realizzazione d’indumenti da lavoro e stuoie. I pastori e i contadini più anziani utilizzano ancora “cauzi di peddi” (gambali di pelle di capra), “scarpi di pilu” (scarpe di pelle) e a “ncirata” (mantello di tela cruda con cappuccio reso impermeabile con olio di lino). Nei mesi invernali, per proteggersi dal freddo gelido delle montagne – Geraci Siculo si trova a un’altitudine di 1077 m s.l.m. -  molti uomini indossano “u cappularu” (mantello di panno con il cappuccio) e le donne “u sciallu”, anch’esso di panno o di spugna. Insomma, un patrimonio dal valore inestimabile che non vorremmo mai dimenticare…

 

 

@Photo Giacomo Salmeri

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