La Perdonanza Celestiniana


di Gabriele Di Francesco

Celestino V il giorno della sua incoronazione a pontefice, il 29 agosto 1294, concesse ai cristiani l’indulgenza plenaria perpetua. Il Conclave riunito a Perugia, il 5 luglio 1294, dopo due anni di sede vacante dalla morte del papa Niccolò IV, avvenuta nel 1292, aveva indicato proprio questo monaco eremita di nome Pietro Angelerio, chiamato poi anche San Pietro da Morrone o San Pietro Celestino, a Sommo Pontefice. Avuta la notizia della nomina, pare che il nuovo papa, sia sceso a dorso d’asino dalle pendici del monte Morrone, luogo del suo eremitaggio, impervio ma ancora oggi mèta di pellegrini. Era scortato dal re Carlo II d’Angiò e da Carlo Martello suo figlio e re a sua volta, fino alla città de L’Aquila, dove l’attendevano anche cardinali e alti prelati, notabili, nobili di alto lignaggio e un’immensa folla devota.

La bolla del perdono

Fu così che nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, oggi chiesa simbolo dell’intero Abruzzo, il nuovo papa diede a tutti i credenti in Cristo un dono universale: la remissione di tutti i peccati e l’assoluzione della pena. Con una specifica Bolla, Celestino dispose che tale indulgenza plenaria, fino ad allora appannaggio di chi partiva per le Crociate e dei pellegrini alla Porziuncola di Assisi, oltre che ad alcuni “benefattori” o grandi elemosinieri, sarebbe stata rinnovata ogni anno e concessa davvero a tutti senza distinzione di classe o ceto sociale. Il papa era stato così l’ideatore e l’artefice del primo Giubileo della storia.

La storia

Celestino V fu pontefice dalla grande personalità e dalle idee molto avanzate per i suoi tempi. La sua figura oggi è tornata di grande attualità dopo la rinuncia al Papato di Benedetto XVI, papa Ratzinger: entrambi hanno condannato e denunciato le gravi storture della Chiesa in tempi in cui i valori sembrano appannarsi. Un papa coraggioso che predicando umiltà, penitenza e rinuncia allo sfarzo, si espose con il suo gesto a rappresaglie politiche di ogni tipo. La storia lo ha stigmatizzato, sulla scia di Dante come colui “che fece per viltade il gran rifiuto”. Un rifiuto sensazionale, che costò a Pietro Celestino non “la consolazione della vita di prima”, non il ritorno all’eremitaggio, come egli apertamente desiderava, ma l’ostilità e la violenza del nuovo papa, Bonifacio VIII, che lo fece imprigionare nella Rocca di Fumone fino alla morte avvenuta a 87 anni il 19 maggio 1296, meno di due anni dopo la sua elezione.

Un papato brevissimo

Un papato brevissimo ma che, come spesso accade, è divenuto sempre più grande con il passare dei secoli e che ratificava in qualche modo l’importante ruolo di quella che oggi chiameremmo società civile, rappresentata allora dalle autorità laiche che governavano la città. La Bolla infatti non fu affidata ai religiosi - soltanto invitati a partecipare -, ma ai rappresentanti civili della popolazione, ai quali fu conferito anche il diritto ad officiare civilmente la “Cerimonia del Perdono”. Spetta di fatto ancora oggi al sindaco de L’Aquila la conservazione della Bolla e la sua esposizione pubblica dal 28 al 29 agosto di ogni anno nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio, dove si conservano le reliquie del grande santo pontefice, traslate nel 1327 da Ferentino dove era sepolto. La cerimonia si ripete da allora ogni anno il 28 agosto con la sfilata del solenne Corteo della Bolla e l’apertura della Porta Santa. Da ben 726 anni il rito si apre con il trasporto della Bolla dalla casa comunale o Palazzo del Magistrato - oggi palazzo di Margherita d’Austria - dove è custodita, alla Basilica Celestiniana, con gran concorso di fedeli non soltanto aquilani.

La Dama della Bolla

Alla Dama della Bolla viene affidato il cilindro che custodisce la pergamena con l’indulgenza, mentre al Giovin Signore un bastone di ulivo, con il quale il Cardinale designato ogni anno dalla Santa Sede batterà i canonici tre colpi per l’apertura della Porta Santa di Santa Maria di Collemaggio. Il corteo storico, sfarzoso per ricchezza di costumi ed equipaggiamenti, vede tra le figure principali anche la partecipazione della Dama della Croce, che reca la croce che il Sindaco dona ogni anno al rappresentante del Papa.

L’esposizione

L’esposizione della Bolla nella Basilica dura fino alla sera del 29 agosto, quando l’arcivescovo de L’Aquila chiude la Porta Santa e il Corteo riprende la via del ritorno per riporre la Bolla nella casa comunale, atto conclusivo della Perdonanza. Si tratta di uno dei riti più antichi d’Italia, che unisce la sacralità del Perdono giubilare alla tradizione popolare più remota, la venerazione per un santo che il mondo intero conosce alla riaffermazione della Cristianità attraverso la partecipazione dei laici e della società civile. In questo Pietro Celestino ha precorso pioneristicamente di quasi un millennio il rinnovamento della figura del credente cristiano portato dal Concilio Vaticano II. La Perdonanza Celestiniana è iscritta nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

Orazione di San Pietro da Morrone Celestino V

Potentia de lu Patre conforta me.
Sapientia de lu Filiu ensenia me.
Gratia de lu Spiriti Sanctu allumina me.
K’io te poça amare et temere et poça fare lo tuo placere.
Mé poça spreçare et tenere me vile.
E in reu mortale non poça cadire.
E la vita eterna non poça perdire.
Amen

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