Le erbe di San Giovanni


di Davide Francescutti

La notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, ancora prima dell’avvento del Cristianesimo ha sempre assunto una grande importanza culturale in Europa, visto che si colloca nei giorni con più luce dell’anno, ovvero quelli del Solstizio d’estate. Il sostrato celtico del Friuli, non scomparso neanche durante la dominazione romana, ha portato fino a noi antichi riti che, sotto la nuova confessione religiosa, sono stati abbinati all’evangelista.

Le proprietà taumaturgiche

Soprattutto, San Giovanni ha ereditato le proprietà taumaturgiche attribuite alle piante spontanee che si possono raccogliere in questa stagione, proprietà che la tradizione vuole siano “attive” solo se le si raccoglie nella sopracitata notte. A Barcis, magnifico borgo della Valcellina, tra Pordenone e le Dolomiti friulane, San Giovanni è il patrono cittadino e i riti a lui dedicati da sempre sono molto sentiti dalla comunità. Grazie alla Pro Loco e all’Associazione Le Vincèe, in collaborazione con Comune e Parrocchia ogni anno viene organizzato un evento che unisce la funzione religiosa alla manifestazione culturale aperta a tutti. “Quest’anno l’emergenza Coronavirus ci ha portato alla sospensione dell’evento - spiega il presidente della Pro Loco Maurizio Salvador - ma i visitatori che in quei giorni sono saliti da noi, richiamati dalla bellezza delle nostre montagne e da quella del nostro borgo bagnato dal lago, hanno potuto sicuramente realizzare il proprio mazzetto di erbe di San Giovanni magari chiedendo aiuto agli abitanti di Barcis”.

Le 14 erbe

Sono 14 le erbe che compongono la variante barcesana del mazzo di San Giovanni, ognuna con un proprio “potere” riconosciuto dalle superstizioni di un tempo (e che oggi sappiamo superate, anche se alcune piante hanno effettivamente un valore fitoterapico): iperico (scaccia il diavolo); ruta (per soggiogare i demoni); menta (ottimo digestivo); salvia (protezione dalle creature malvagie); rosmarino (stimola l’appetito); aglio (da cogliere prima del sorgere del sole contro le stregonerie); artemisia (protettrice durante i viaggi); lavanda (contro le disgrazie); felce (dà capacità divinatorie); barba di capra (con proprietà magiche); alloro (protegge dalle negatività); ulivo (per realizzare amuleti protettivi); achillea (per i filtri d’amore); sedum o erba di San Giovanni (dava capacità divinitatorie alle giovani spose).

La benedizione

La benedizione del mazzo delle erbe durante i vespri solenni per il patrono è solo uno degli antichi riti che viene portato avanti a Barcis, visto che dopo la cerimonia religiosa si raccoglie l’acqua di San Giovanni dalle sette fontane del paese, che sono quella dette di piazzetta Battisti; di Battista; dal Signour; piazzetta Barutta; piazzetta Sara; sotto Celis e quella vicino a Palazzo Centi, storico edificio che ospita la reception del locale albergo diffuso. Qui, sul lungolago, avviene la conclusione della festa, con la conta dei fili di saggina e dei grani di sale (esercizio che si diceva rallentasse il viaggio delle streghe durante la notte) e tra esibizioni di gruppi di danzatori e musicisti del folklore locale vengono esposti i sacchetti con le erbe al pubblico.

Le proposte gastronomiche

Erbe che poi sono grandi protagoniste anche nelle proposte gastronomiche della serata. Il mazzetto e l’acqua vengono poi conservati fino all’anno successivo e utilizzati quando c’è bisogno di una protezione dall’alto: un tempo si bruciava parte delle erbe per allontanare il maltempo dai campi, per esempio. “Un plauso alla Pro Loco di Barcis - ha dichiarato Valter Pezzarini presidente del Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unpli - per aver conservato questa tradizione così tipica e che rappresenta un elemento di richiamo per i visitatori attratti da questo esempio di memoria immateriale antico di secoli”

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