Quaquara, l’intelligenza del maggiolino


di Riccardo Milan

Coleottero primaverile, presenza tradizionale delle campagne, il maggiolino mette simpatia un po’ ovunque: nell’arte, nella musica e perfino nelle auto. A Genola, il maggiolino ha dato il nome al biscotto tradizionale, declinato nel dialetto locale in “quaquara”. Un dolce che è l’emblema della comunità, la sua rappresentazione oggettiva, il segno di un’appartenenza.

Il biscotto

Il nome del dolce si collega ai maggiolini primaverili proprio per la forma elittica un po’ appuntita che ricorda quella dei simpatici coleotteri. I prati verdi e colorati del paese piemontese, del sud Piemonte, ne sono pieni in primavera e proprio in primavera, a maggio, terza domenica di maggio, da 47 anni, si tiene la Sagra dedicata a questi dolci biscotti a base di burro, zucchero, farina, uova, mandorle e limoni. Ma ogni casa ha un tocco segreto, che distingue le proprie dalle altrui quaquare.

La tradizione

La tradizione di questi biscotti dolci, tipici del fossanese, risale all’Ottocento e si collega ai riti pasquali e mariani; da alcuni anni da evento privato è diventato momento collettivo che ha dato una rinnovata identità al borgo (poco meno di 3mila abitanti), fatto restaurare e gestire il forno comunitario, dato vita alla Sagra ed ad una serie di eventi ad essa collegati. Ogni anno la primavera porta così a Genola colori e profumi: i colori della stagione, i profumi della natura che rinasce; ma anche i profumi dolci delle quaquare che si cuociono nel ritrovato e rinnovato forno comunitario. Da aprile a maggio, infatti, ogni famiglia ha un suo turno di cottura di questi dolci tradizionali.

Il PalaQuaquara

Prima si devono prenotare giorno ed orario presso la Pro Loco del paese, nel PalaQuaquara (ma guarda un po’!), l’ex Foro Boario oggi sede e centro delle attività comunitarie; ogni famiglia paga una certa cifra per ogni chilo di burro, ma solo se ha la Quaquara Card (ecco ancora qui!), sennò il forno non si apre; infine si portano a cuocere e poi sono pronti per la Sagra. La loro superficie ricorda quella dei crumiri casalesi, ma in questo caso la striscia dolce, una volta estrusa dall’impastatrice, viene chiusa con un tocco delicato; poi si inforna il tutto. Buone le Quaquare, buone e profumate di primavera!

Genola

E’ stata storicamente oggetto di contesa, nel 1050 fu proprietà di Adelaide, moglie di Oddone. Si susseguirono poi diversi signori, tra cui il capostipite degli Operti di Fossano. Sono noti alle cronache i tentativi della Città di Fossano di assorbire il borgo sul quale dominava Savigliano. Solo nel 1263 venne sottoscritto un accordo che assegnava i tre quinti del territorio a Savigliano e il restante a Fossano. Genola otterrà l’indipendenza solo nel 1808 per mano di Napoleone Bonaparte.

Gli edifici storici

Il paese vanta molti edifici storici: la Villa dei conti Tapperelli, del 1759; l’attuale sede del Municipio, il Palazzo dei marchesi di San Vitale, risalente a metà ‘700 con elementi architettonici originali, come la facciata, il loggiato, alcune sale al piano nobiliare; alcune residenze nobiliari, tra cui Villa “Storta”, uno degli esempi più belli tra le residenze locali di campagna dell’Ottocento. Nel centro del paese si trova la Parrocchiale di San Michele Arcangelo, il cui nucleo originale è eretto nella prima metà del XV secolo. La chiesa vanta un affresco del 1480 raffigurante Santa Lucia e Santa Caterina d’Alessandria, alcune tele del Molineri e del Chiantore, oltre a tre statue lignee di Giovanni Battista Bernero. Molto importante è la Confraternita dell’Immacolata Concezione; in passato ospitava un affresco quattrocentesco raffigurante la Crocifissione, oggi custodito nel palazzo comunale.

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