Erice, sospesa tra mare e terra


di Silvia Pluchinotta

Non si può dire di conoscere la Sicilia senza aver visto, almeno una volta, Erice. Sospeso tra terra e mare, questo meraviglioso borgo medievale conserva ancora intatto il suo antico fascino e, angolo dopo angolo, stradina dopo stradina, offre ai visitatori panorami mozzafiato, stupendi palazzi nobiliari, cortili riccamente decorati, possenti monumenti e piccole botteghe. Per secoli, la bellezza delle vedute, la tranquillità del luogo e la caratteristica nebbia che incornicia il borgo riparandolo da sguardi indiscreti, hanno reso Erice un luogo avvolto nel mito e nel mistero. E, in effetti, sono tanti i miti legati a Erice…

Erice, nel tempo, ha assunto nomi diversi: per i Greci era Eryx, dal gigante con il quale lottò qui il dio Ercole, come racconta Virgilio nell’Eneide. I Fenici lo chiamarono Iruka, gli Arabi Gabel-elHamid, i Normanni Monte San Giuliano. Il borgo, riprendendo il suo vecchio nome greco, si chiama Erice dal 1936.

Il luogo della dea dell’amore

Le origini di Erice sono, da sempre, legate al culto di Venere: prima ancora che i Fenici dedicassero il “thémenos” ad Astarte, il santuario di Afrodite, il tempio di Venere Ericina, era già il luogo della dea dell’amore. Un luogo che avrebbe attirato su questa vetta popolazioni da ogni parte del Mediterraneo e dove, secondo Diodoro Siculo, Erice, figlio di Afrodite, aveva eretto il tempio dedicato alla propria madre e fondato la città.

Il Castello di Venere

Sui resti dell’antico tempio dedicato al culto della dea Venere Ericina, reimpiegandone, probabilmente, il materiale, tra il XII e XIII secolo fu costruito dai Normanni quello che oggi è il simbolo di Erice: il Castello di Venere, arroccato su uno strapiombo. Un luogo ricco di misticismo sia per la sua posizione che per il suo valore storico. Grazie alla sua posizione si poteva intercettare in anticipo ogni attacco nemico proveniente da terra o dal mare. Il castello in origine funzionava anche da carcere ed era collegato attraverso un ponte levatoio alle Torri del Balio, il nome deriva dal governatore normanno, detto “il bajulo” che qui aveva dimora. Successivamente il ponte venne sostituito dalla gradinata che ancora oggi è possibile ammirare.

Il giardino del Balio

Accanto alle torri si trova il giardino del Balio, bellissimo giardino all’inglese da dove è possibile scorgere da una parte la costa tirrenica del golfo di Trapani - dalla particolare forma a falce - e il monte Cofano, dietro il quale si intravede la punta di San Vito lo Capo; dall’altra parte il porto di Trapani con le sue saline, le isole Egadi, l’isola di Mozia e giù fino a Mazara del Vallo.

Monumenti e piatti tipici

Anche il centro storico di Erice è ricco di monumenti di grande valore. L’ingresso del borgo, infatti, ospita il Duomo con il suo alto campanile e la suggestiva piazza. Le viuzze intorno, invece, sono ricche di splendidi palazzi con facciate barocche. Da non perdere la chiesa di San Martino, di Sant’Albertino degli Abbati, di San Giuliano e quella di San Cataldo, che custodisce le opere del grande scultore siciliano Antonello Gagini e della sua bottega. Dopo aver ammirato le bellezze del territorio, fermatevi ad assaggiare i piatti tipici della tradizione siciliana: i mostaccioli, le genovesi, i biscotti al latte e i tradizionali dolcetti “di riposto”.

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