Il pellegrinaggio delle future mamme ai quartieri spagnoli


di Giulia Nappi

A Napoli, tra i vascij dei quartieri spagnoli, in quel labirinto di panni stesi ed edicole votive che da via Toledo sale lungo la collina del Vomero, si custodisce una seggiola che fa nascere bambini. È provato, è datato: in tanti possono raccontarlo.

La sedia della fertilità

Raccontare di cure mediche inefficaci, diagnosi complicate e concepimenti inaspettati. O testimoniare con il nome che portano dalla nascita, Maria Francesca, la gratitudine e la devozione di mamma e papà per la Santa dei Quartieri Spagnoli, Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe. Era sua, infatti, la sedia del miracolo, un umile scranno di legno conservato nell’antica camera da letto, accanto all’inginocchiatoio, al crocifisso, tra le pareti dove la Santa ha trascorso la vita in preghiera.

La “Santarella”

Nata e cresciuta nei quartieri, la “Santarella”, come è affettuosamente chiamata a Napoli, si consacrò giovanissima all’ordine francescano alcantarino, andando contro il volere del padre che la sognava maritata e gran signora. Suor Maria Francesca scelse una vita di servizio, ai comandi della borghesia prima, del clero fino alla fine dei suoi giorni, avvenuta il 6 ottobre 1791, all’età di 76 anni. Fu canonizzata da Pio IX nel 1867 ma la fama della sua santità si era già diffusa in vita, la Suora aveva infatti ricevuto le stimmate e tutti i venerdì di Quaresima soffriva la grande agonia della Passione di Cristo. Casa sua era aperta a fedeli e consacrati che si univano a lei in preghiera o chiedevano di impetrare grazie a Dio. Come succede ancora oggi, nel vico Tre Re a Toledo, dove si trova la casa della Santa e la cappella dove sono stati poi portati i suoi resti mortali, inizialmente deposti in Santa Lucia al Monte, chiesa che la suora frequentava fin da bambina.

La casa di Santa Maria Francesca

Aspiranti mamme, aspiranti nonne, donne al limite dell’orologio biologico e ragazze ancora troppo giovani per fare le mamme, tante donne e coppie di coniugi rientrano nel target dei devoti di Santa Maria Francesca: la gioia di dare la vita è una vocazione qui a Napoli, e non solo. Il rito che la tradizione popolare ha definito nell’usanza di recarsi in preghiera a casa della Santarella, riconosce nella seggiola, nella “sedia della fertilità”, il luogo del miracolo; come se poggiare sull’oggetto santo le parti del corpo deputate al grande compito della riproduzione fosse la pratica per scongiurare la sterilità. In realtà una procedura da seguire esiste davvero per chi desidera un figlio e coincide, sì, con il sedersi sulla seggiola di Santa Maria Francesca, a patto di confidare nell’aiuto di Dio mentre una suora, accostando le reliquie della Santa al petto del fedele, lo benedice. La sedia infatti, tra i poveri ma preziosi oggetti posseduti dalla Santa, è il posto prescelto da secoli da chi si raccoglie in preghiera perché, come raccontano le suore, è lì che la Santarella si adagiava mentre viveva l’esperienza mistica della Passione.

Gli ex voto

E gli effetti di questo atto di fede, che spesso è frainteso per un’operazione scaramantica, di solito arrivano. Lo dimostrano le centinaia di fiocchi rosa e azzurri, ex voto in argento, cuscini ricamati che le suore stentano a contenere negli stretti spazi della casa, dono di genitori felici accontentati da Santa Maria Francesca. E lo dimostrano le file di persone che ogni 6 del mese – anniversario della memoria liturgica della Santa, che cade il 6 ottobre – aspettano il proprio turno per entrare nella casa benedetta per chiedere la grazia di un figlio, il buon esito di un parto, una guarigione. Ecco perché in attesa di raggiungere la “sedia della fertilità” spesso ci sono bambini o persone anziane, persone non ancora o non più in età riproduttiva. Perché se non tutti sono destinati a diventare mamme o papà, al Santuario di Santa Maria Francesca tutti sentono di essere figli. 

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