Le colline di Matilde di Canossa


di Adriano Corradini

A pochi chilometri da Reggio Emilia, dove la pianura padana comincia a corrugarsi a sud verso l’Appennino, si presenta a ventaglio il territorio dominato da Matilde di Canossa che, dopo l’anno mille, vede nascere sulle alture e lungo le dorsali una serie di torri e Castelli. La linea di demarcazione tra Padania e Appennino è qui contraddistinta da una caratteristica sequenza di depositi alluvionali che danno origine a un insieme di piccoli altopiani nel territorio dei comuni di Quattro Castella, Albinea e Scandiano costituiti da depositi di ghiaie, sabbie e ciottoli, accumulati dai corsi d’acqua allo sbocco delle principali valli fluviali nel corso dell’ultimo milione di anni.

I gessi messiniani

Il Comune di Albinea e il suo contesto collinare si trovano in una posizione di “cerniera” tra la pianura e l’appennino Tosco-Emiliano, e sono caratterizzati da una elevata qualità ambientale, dovuta alla concentrazione di elementi di grande interesse geologico, archeologico e naturalistico. Il paesaggio è sottolineato da una formazione caratteristica, “i gessi messiniani”, frutto di evaporizzazioni dell’acqua quando il Mare Mediterraneo occupava tutta la pianura padana, depositatisi oltre 6 milioni di anni fa, formando un sistema carsico con grotte di notevole interesse come la “Tana della Mussina”.

La Tana della Mussina

In questa grotta, frequentata già nella preistoria, nel 1872 il Paletnologo Don Gaetano Chierici (fondatore poi dell’omonimo Museo di Reggio Emilia), raccolse all’interno dell’antro numerosi manufatti di selce, di ossa combuste e di ceramica dell’età del rame (III millennio a.C.). Le aree carsiche reggiane sono state definite per la loro peculiarità “un patrimonio di biodiversità da tutelare”, tanto da valere alla nostra zona il riconoscimento di SIC, Sito di Importanza Comunitaria da parte della Comunità Europea nell’anno 2004. Anticamente la pianura padana era un immenso e pericoloso acquitrino e la fascia collinare si presentava la più idonea a permettere l’insediamento di piccole comunità e una più sicura viabilità. Ne sono testimoni i ritrovamenti nei nostri terreni arati di manufatti che vanno dal Paleolitico al Bronzo, alla colonizzazione romana.

I borghi fortificati

Dopo la caduta dell’Impero Romano un lungo e buio periodo segnato dalle ondate di invasioni straniere culminate con quella degli Ungari nel IX secolo, determina il processo di formazione di diversi insediamenti sui colli con la nascita di piccoli borghi fortificati, arroccati sulle alture, come dicevamo all’inizio, attorno alle prime chiese sorte dopo la lenta diffusione del cristianesimo. Da quel momento compare il primo importante documento scritto dall’Imperatore Ottone II il quale conferma, in data 14 ottobre 980, tra le altre pievi della provincia anche la Pieve e Corte di Albinea. In seguito, castelli e ville hanno popolato questo territorio che sotto la dominazione degli Estensi ha visto le residenze di importanti famiglie reggiane come i Fogliani, i Manfredi, i Toschi, i Frosini e tante altre.

Tra il Boiardo e l’Ariosto

Questo territorio, famoso per la qualità della vita, per i suoi prodotti genuini come il Lambrusco di Montericco, oltre alle gesta storiche di Matilde, vede le imprese letterarie del Boiardo e dell’Ariosto. Nel secolo scorso la residenza di molti villeggianti in queste colline ha dato vita alla Pro Loco nel 1939, una delle più antiche della Provincia tanto da meritare il riconoscimento e una menzione speciale dell’Unpli con premiazione al Fico di Bologna.

INFORMAZIONI TURISTICHE
Pro Loco Albinea
Via Morandi 9, 42020 Albinea RE
prolocoalbinea@virgilio.it
www.prolocoalbinea.it

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