Pro Loco custode di memoria


di Alessandra Tutino

«Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso era grande come una montagna e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi».
Dino Buzzati

Quattro minuti. Questo il lasso di tempo che a Longarone (BL) ha segnato un prima e un dopo. Pochi secondi nella notte del 9 ottobre 1963 che hanno cambiato per sempre un intero territorio. A quegli istanti è dedicato il “Museo Longarone Vajont – Attimi di Storia”, creato, realizzato e gestito dai volontari della Pro Loco di Longarone, in convenzione con il Comune. Un’esposizione che, dal 2009, rappresenta l’impegno della comunità nel mantenere vivo il ricordo di chi non c’è più e il coraggio dei superstiti che, pur in uno stato di totale annientamento, hanno coltivato la speranza anche quando il futuro sembrava non esistesse.

Il Museo ripercorre cronologicamente la storia di Longarone e del Vajont, attraverso immagini, reperti, e filmati suddivisi in due sale e quattro sezioni che simboleggiano Longarone e la sua storia, spezzata in due il 9 ottobre 1963. A fare da guida 1910 elementi verticali grigi ritorti (il numero degli scomparsi) alternati ad altri dritti e bianchi (i bimbi mai nati) per terminare con alcune lamelle verdi doppiamente ritorte, simbolo di dolore e speranza.

Longarone prima del 9 ottobre 1963

La prima sezione del Museo racconta Longarone negli anni precedenti la tragedia: un antico borgo rurale che ha saputo evolversi nel tempo, grazie ad una comunità laboriosa e molto unita.

La costruzione della diga

Qui sono descritti gli anni di costruzione della diga, con foto, documenti tecnici e le perizie che portarono alla scoperta dell’antica frana. Il visitatore scopre anche le ripercussioni, economiche e sociali, che la costruzione dell’imponente diga ebbe sulla vallata. L’ultima immagine è quella di un fiorente centro economico e turistico.

La tragedia

Ore 22.39 del 9 ottobre 1963: 260 milioni di metri cubi di roccia scivolano, a 30 m/s (108 km/h), nel bacino artificiale del Vajont. Si solleva un’onda d’acqua che supera di 250 m l’altezza della diga. Va via la luce, sulla montagna si scorgono strani lampi. Arriva il vento che toglie il respiro, la cui forza verrà paragonata a due esplosioni atomiche. Alle 22.43 l’acqua piomba su Longarone. In pochi istanti il livello del Piave si alza di 12 metri, 15 minuti dopo l’onda di riflusso torna giù. Rimane solo una spianata di fango. In una sala la narrazione di quei pochi minuti: una parete grigia e curva porta ad un tunnel buio, che divide il prima e il dopo. Qui ci sono le immagini della vallata completamente annientata e dei primi soccorsi, all’alba del 10 ottobre. È la parte più toccante dell’esposizione dove le fotografie e i pochi oggetti ritrovati aiutano a comprendere – forse - la reale portata del disastro.

La ricostruzione e la memoria

La quarta sezione racconta come i superstiti, pur nella sofferenza, siano riusciti a coltivare un bagliore di speranza. Sulle pareti le immagini della ricostruzione che ha portato alla rinascita dei paesi colpiti. Qui i bambini possono guardare la valle e la diga attraverso una grande finestra, per donare al Museo il proprio punto di vista su quelle che sono state le loro sensazioni durante la visita. Il percorso termina con il lungo elenco delle vittime e una frase della giornalista Tina Merlin che invita alla riflessione, per comprendere l’insegnamento del tragico evento. Il visitatore è però invitato a non concludere qui la sua esperienza ma a proseguirla nei Luoghi della Memoria, vero e proprio museo diffuso: la diga del Vajont, il Cimitero Monumentale di Fortogna, la chiesa di Longarone e il campanile di Pirago.

INFORMAZIONI TURISTICHE

ORARI MUSEO, INFO MOSTRA ITINERANTE E VISITE GUIDATE:
Associazione Pro Loco di Longarone
P.za Gonzaga, 1 - Longarone (BL)
info@prolocolongarone.it
Tel. 0437 770119
www.prolocolongarone.it

 

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